Prove di dialogo, tra annunci a effetto (Pechino) e smentite (Bruxelles), in tema di esportazioni di auto elettriche dalla Cina attualmente penalizzate dai dazi decisi nel 2024. Mentre dalla Grande muraglia viene fatto passare un messaggio di svolta sulle e-car da spedire in Europa, Bruxelles precisa trattarsi di «indicazioni e niente più», riferendosi a un documento con oggetto proprio gli esportatori cinesi e relativo alla possibilità, da parte loro, di «prendere in considerazione la presentazione di offerte di impegno sui prezzi per le esportazioni di veicoli elettrici».
A cercare di fare chiarezza è Olof Gill, portavoce della Commissione Ue per il Commercio: «All'inizio dello scorso dicembre - spiega - la Commissione ha avviato un'indagine di revisione provvisoria per esaminare un'offerta di impegno sui prezzi e, pertanto, abbiamo ritenuto che fosse giunto il momento di pubblicare tali ulteriori linee guida, in modo che eventuali ulteriori offerte di impegno abbiano un quadro molto chiaro entro cui essere strutturate. Ma questo è solo un documento di orientamento. Siamo disposti a valutare alternative ai dazi anti-sovvenzioni che abbiamo istituito. E ricordo che li abbiamo istituiti perché, dopo un'indagine scrupolosa e dettagliata, si è scoperto che i veicoli elettrici cinesi destinati all'esportazione nell'Ue beneficiavano di sussidi ingiusti e, secondo la normativa Wto, illegali. Noi cerchiamo equità e parità di condizioni. Il mercato europeo è aperto ai veicoli elettrici provenienti da tutto il mondo, ma in base alla parità di condizioni». L'interpretazione del ministero del Commercio di Pechino, a proposito del documento di orientamento Ue e che ha alimentato l'ipotesi di svolta, riguarda la volontà delle parti, «di risolvere adeguatamente le divergenze attraverso il dialogo e la consultazione» e «di preservare la stabilità della filiera e della catena di fornitura dell'industria automobilistica tra Cina e Ue e a livello globale». La Commissione Ue ha invece negato la maturazione di un accordo basato su prezzi minimi, ma non tanto da stroncare la concorrenza. Bruxelles ha comunque ribadito la sua disponibilità a valutare alternative ai dazi, ma sempre per «ristabilire condizioni di concorrenza leale». In sintesi, nessuna svolta reale, ma l'apertura a un processo negoziale che si prospetta piuttosto lungo e articolato.
Nel lusso automotive, intanto, la britannica McLaren, storicamente legata a supercar leggere e potenti, ha sfidato il mito Ferrari con un proprio super Suv ibrido.
Una casualità? Non sembra proprio, visto che l'ex numero uno del Cavallino rampante, Luca di Montezemolo (in foto), dalla metà del 2025 fa parte del cda di McLaren ed è noto il suo dente avvelenato per l'attuale presidente della Ferrari, John Elkann. La svolta strategica di McLaren è favorita anche dai due miliardi di liquidità arrivati dall'azionista emiratino.