Non si è arrivati ancora a dama con la vendita dell'Ilva. Come noto, in campo per l'acquisizione di Acciaierie d'Italia dal febbraio 2024 in amministrazione straordinaria c'è il fondo Flacks che si è aggiudicato l'asta. Diciamolo con chiarezza: non è il massimo che il soggetto protagonista sia un fondo. Tanto più che la realtà americana vorrebbe coinvolto lo Stato al 40%. Insomma, la pensata sarebbe quella di dar vita a un sistema misto privatopubblico.
Francamente, su queste basi non vedo per l'Ilva un rilancio vero. Ma l'ennesimo intervento tampone. Quando l'acquirente manifesta la volontà che lo Stato rimanga nel nuovo assetto societario con una quota non banale, significa non credere appieno alla bontà dell'operazione. Negli anni lo Stato ha iniettato svariati miliardi nelle casse dell'Ilva e sta continuando a farlo. Rimanervi impigliato è sconsigliabile. Il fondo Flacks fa i suoi interessi e purtroppo oggi è l'unico soggetto in campo. Nessuna realtà industriale si è fatta avanti. E questo la dice lunga. Tuttavia, come ha detto il premier Giorgia Meloni, l'esecutivo non ha alcuna intenzione di assecondare proposte opportunistiche. Il sindacalismo massimalista si è spinto a dire che lo Stato dovrebbe, nel caso di un accordo con il fondo americano, avere la maggioranza. Dalla padella nella brace. Ancora si insiste sullo Stato imprenditore quando è solo dal privato, quando motivato, che può uscire una svolta virtuosa. Questo vale in modo particolare per un settore strategico come l'acciaio.
E per una realtà complessa come l'Ilva. Il mercato chiede scelte coraggiose e non misure di corto respiro. L'impressione è che per l'Ilva è notevole il rischio di una partenza con il punto interrogativo.www.pompeolocatelli.it