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Pitti Uomo, in passerella sfila la ripresa della moda

Urso: "Dopo la tempesta è tempo di riscatto". De Matteis: "La grande affluenza fa ben sperare"

Pitti Uomo, in passerella sfila la ripresa della moda
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nostro inviato a Firenze

Sarà che si tratta della prima manifestazione modaiola dell'anno. Sarà che con i suoi 11,2 miliardi di euro (stimati nel 2025) la moda uomo rappresenta il 19,3% del fatturato complessivo della filiera Tessile-Abbigliamento italiana (nonostante i venti di crisi). Sarà che quando ieri mattina Pitti Uomo, la più importante manifestazione al mondo della moda maschile, ha aperto le porte a Firenze con i suoi 750 marchi (di cui il 47% stranieri), il via vai di folla è stato senza sosta mentre l'umore si stemperava.

Già nel primo pomeriggio, Antonio De Matteis, presidente di Pitti Immagine ma anche uomo d'azienda (è amministratore delegato di Kiton) usava la parola «fiducioso», sottolineava «già una grandissima affluenza», in questo Pitti «da sempre un punto di partenza della stagione». Non solo. Secondo il ministro delle imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, ora il punto di partenza è ben più alto e segna come data proprio il 2026: «Dobbiamo essere il paese del Rinascimento industriale dell'occidente. Lo scorso anno abbiamo affrontato un mare in tempesta ma abbiamo resistito meglio di quanto noi stessi immaginassimo. Oggi con Pitti segniamo l'anno della ripresa». Di quale ripresa abbia bisogno il sistema, lo ha quantificato Luca Sburlati, presidente di Confindustria Moda: «Negli ultimi due anni il sistema moda ha perso 13-15 miliardi di fatturato, praticamente come l'intera industria aerospaziale». E se da parte quello che lui ha definito il plateau è stato ormai toccato, dall'altra «si intravedono chiari sprazzi di sereno. Ora grandi e piccole imprese devono creare insieme un ecosisistema nuovo».

Quello che ad esempio guarda all'intera filiera, anche «alla distribuzione che va tutelata - ha sottolineato De Matteis - recuperando le zone storiche delle nostre città perchè non tutti possiamo aprire a Montenapoleone e la moda ha bisogno di negozi». Per esempio quello che guarda alla mobilitazione del risparmio privato. « Come Confindustria - ha detto Sburlati - presenteremo tra pochi giorni alla Camera un piano strategico a 10 anni per provare a immaginare il futuro». Oppure, quello che passa da scelte nuove, come l'accordo Ue-Mercosur. «Il Sudamerica - ancora Sburlati - passerà da dazi del 60%, del 120% a zero in pochi anni, è diventerà uno straordinario mercato per i nostri marchi». Infine, quello che passa anche «dal rispetto di sostenibilità e legalità», parole di Urso che ha ricordato le norme contro l'ultra fast fashion e i supporti alle imprese tra cui quello del passaggio generazionale delle competenze con possibilità di usare i lavoratori in pensionamento per la formazione di under 35. «Pitti è l'unica fiera a livello mondiale per la moda maschile ed è l'unica che si è aggiornata. Credo che finalmente si parli di moda, come di un'industria seria e non solo vista come sfilate e divertimenti», ha concluso il presidente di Pitti.

La forma è sostanza.

Lo dimostra anche il fatto che sia stato conferito a Unicredit, partner principale dei saloni Pitti dal 2020, il Premio Pitti Immagine 2026, assegnato a chi si distingue per innovazione, visione strategica e impegno nel settore moda.

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