La risoluzione di maggioranza sul Dfp si avvia a diventare il primo vero tassello della strategia economica con cui il governo affronta una fase internazionale segnata dall'incertezza. Nel testo, infatti, prende corpo l'ipotesi di autorizzare un eventuale scostamento di bilancio da concordare con l'Unione europea qualora il conflitto in Medioriente dovesse produrre un deterioramento critico del quadro macroeconomico. Un passaggio tutt'altro che secondario, perché chiarisce come ogni scelta straordinaria sui conti pubblici resterebbe dentro un perimetro pienamente condiviso con Bruxelles, sotto la regia del ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti, archiviando così le polemiche su presunte fughe in avanti o uscite unilaterali dai vincoli europei. La linea resta quella del rigore pragmatico: flessibilità sì, ma solo in presenza di shock esterni e nel quadro delle regole comuni.
Proprio questa impostazione rafforza la credibilità dell'esecutivo mentre oggi il Consiglio dei ministri si prepara a varare il decreto Lavoro, cuore operativo dell'agenda economico-sociale del governo. Tra le misure più significative figurano nuovi meccanismi per accelerare il rinnovo dei contratti collettivi, con aumenti retributivi che decorreranno dalla scadenza naturale degli accordi e, in caso di ritardi oltre i dodici mesi, con adeguamenti automatici parziali legati all'inflazione. Una scelta che punta a difendere il potere d'acquisto senza scardinare la centralità della contrattazione.
Nel provvedimento trovano spazio anche norme dedicate ai rider, con obbligo di identificazione tramite Spid, Cie o sistemi di autenticazione avanzata, per rafforzare sicurezza, legalità e tracciabilità nel lavoro sulle piattaforme digitali. Previsti inoltre incentivi per l'occupazione stabile, misure per i lavoratori domestici, percorsi formativi per percettori di Naspi destinati all'assistenza familiare e, in via sperimentale, una tutela assicurativa per i caregiver familiari. Il principio politico è chiaro: sostegno al lavoro regolare, rafforzamento della protezione sociale e incentivi mirati a chi applica contratti di qualità.
Il dossier nomine, intanto, resta sullo sfondo ma continua a rappresentare un passaggio delicato. La partita sulla Consob rimane aperta, con la Lega che continua a sostenere Federico Freni, profilo considerato di assoluta competenza economico-finanziaria e in sintonia con la linea del Mef. Forza Italia insiste sulla necessità di una scelta condivisa e istituzionalmente equilibrata. Antonio Tajani ha ribadito che «ne parleremo quando affronteremo la vicenda», ricordando che «i candidati non sono di partito; bisogna trovare la persona migliore per guidare la Consob». Una prudenza che non chiude la porta, ma conferma la volontà di arrivare a una sintesi ampia nella maggioranza.
Se oggi la nomina non dovesse arrivare, il rinvio verrebbe letto soprattutto come il segnale di ulteriori approfondimenti politici e tecnici, mentre resta aperto anche il capitolo Antitrust, dove si muovono profili di alto livello come Guido
Stazi e Carlo Deodato. Ma la priorità dell'esecutivo, in questa fase, resta saldamente concentrata sulla tenuta economica e sul rafforzamento del sistema produttivo, con Giorgetti sempre più al centro della cabina di regia.