Il calendario dello sport globale è progettato con precisione quasi ingegneristica: circuiti prenotati anni prima, diritti televisivi miliardari, sponsor pronti a trasformare ogni gara in uno spettacolo planetario. Ma basta una crisi geopolitica perché quell’equilibrio si incrini. La guerra in Iran lo sta dimostrando in questi giorni, colpendo non solo la politica internazionale ma anche uno dei business più veloci e redditizi del pianeta: quello dello sport. L’impatto si vede già nei numeri di Wall Street.
Dall’inizio del conflitto, domenica 28 febbraio, Liberty Media Formula One, la società che controlla la Formula 1, ha perso oltre 2 miliardi di dollari di valore di mercato.
Le azioni sono scese a 78 dollari, contro gli 84,37 dollari del 27 febbraio, il giorno prima dell’attacco coordinato di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. La capitalizzazione di mercato del gruppo è così scivolato da 22,9 a poco più di 21 miliardi di dollari.
A pesare è soprattutto l’incertezza sul calendario mediorientale della stagione 2026. Il campionato scatterà domani a Melbourne, prima tappa di un calendario record da 24 gare. Fin qui nulla di anomalo: Australia, Cina e Giappone sono lontane dal fronte. Il problema arriva subito dopo. Tra l’11 e il 13 aprile è previsto il Gran Premio del Bahrain, seguito una settimana più tardi da quello dell’Arabia Saudita. A fine stagione, poi, dovrebbero chiudere il calendario le gare in Qatar e ad Abu Dhabi.
Quattro Paesi del Golfo che nelle ultime ore sono finiti nel mirino dei missili di rappresaglia lanciati dall’Iran.
Non sorprende quindi che la Formula 1 abbia fatto sapere di «monitorare attentamente» la situazione insieme alle autorità competenti, sottolineando che le prossime gare non si terranno in Medio Oriente e che gli appuntamenti nella regione sono ancora lontani nel calendario.
Tradotto: si guadagna tempo, sperando che la crisi rientri. Il rischio, però, è concreto anche dal punto di vista economico. Secondo la Bbc, Bahrain e Arabia Saudita versano ciascuno oltre 100 milioni di dollari per ospitare il Gran Premio. Se le gare venissero cancellate, quei pagamenti potrebbero non arrivare. Le conseguenze non riguardano solo la Formula 1.
Anche il motorsport endurance è stato costretto a cambiare i piani: il campionato FIA World Endurance Championship non inizierà più in Qatar a fine marzo ma a Imola nel weekend del 17-19 aprile. Mentre i motori rallentano, anche il calcio si ferma.
La Confederazione asiatica ha rinviato tutte le otto partite di Champions League previste questa settimana tra Emirati Arabi, Qatar, Libano e Oman.