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"Abbiamo trovato qualcosa che funziona". Ecco come gli 007 americani hanno aiutato Kiev

Il New York Times rivela che Donald Trump ha dato l'ok alla Cia per aiutare l'Ucraina a colpire obiettivi russi

"Abbiamo trovato qualcosa che funziona". Ecco come gli 007 americani hanno aiutato Kiev
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Nel corso del 2025, mentre Donald Trump indugiava sull'imposizione di nuove sanzioni contro la Russia e il Pentagono bloccava l'invio a Kiev di munizioni essenziali, ufficiali della Cia e militari statunitensi hanno continuato a sostenere l'Ucraina. A scriverlo è il New York Times che ha pubblicato una lunga ricostruzione delle mosse dell'amministrazione repubblicana guidata dal tycoon. La strategia, messa in pratica in particolare dall'agenzia di Langley per mettere in ginocchio l'economia di guerra russa, avrebbe comunque ricevuto il via libera dal commander in chief.

Come riferisce il quotidiano americano, le iniziative della Cia si sarebbero registrate in parallelo all'estromissione dei generali più favorevoli al supporto all'Ucraina da parte del segretario alla Difesa Pete Hegseth. Contrariamente a quanto fatto dall'ex anchorman di Fox News, il direttore dell'agenzia di intelligence John Ratcliffe ha costantemente protetto gli sforzi dei suoi uomini in contatto con Kiev mantenendo la presenza "a pieno regime" degli 007 nel Paese e, sotto la sua supervisione, i finanziamenti per i programmi della Cia sono persino aumentati.

Centrale, appunto, il ruolo svolto da Ratcliffe. Quando Trump ordinò a marzo scorso il congelamento degli aiuti all'Ucraina e anche l'esercito americano bloccò la condivisione di informazioni di intelligence, il direttore della Cia spiegò a The Donald il rischio che correvano gli ufficiali della Cia in Ucraina. In quel frangente la Casa Bianca permise all'agenzia di Langley di continuare a condividere informazioni sulle minacce russe sul territorio ucraino.

Ratcliffe avrebbe capitalizzato sul permesso concesso alla Cia e agli ufficiali militari condividendo intelligence sugli obbiettivi russi da colpire, fornendo così un supporto vitale a Kiev proprio mentre la collaborazione col Paese guidato da Volodymyr Zelensky veniva messa in discussione dal presidente americano. Grazie al sostegno statunitense, gli ucraini sono stati in grado di colpire fabbriche che producevano sostante chimiche utilizzate negli esplosivi e impianti dell'industria petrolifera.

Nei primi mesi dopo il ritorno alla Casa Bianca di Trump, gli attacchi sarebbero però stati sporadici e con un impatto trascurabile. Diversi i motivi che rendevano i blitz inefficaci. Tra questi, il fatto che le agenzie militari e di intelligence ucraine lavorassero su liste di target diverse e che le difese aeree russe rendessero impenetrabili gli impianti energetici.

La svolta sarebbe arrivata a giugno. All'inizio dell'estate ufficiali militari Usa incontrarono gli agenti della Cia per elaborare una campagna più "concertata". Da quel momento in poi i raid, riporta il New York Times, si sarebbero concentrati esclusivamente sulle raffinerie di petrolio prendendo di mira con i droni il loro punto più vulnerabile: un "elemento di collegamento" che, una volta distrutto, paralizza gli impianti colpiti per settimane. Secondo una stima effettuata dagli 007 Usa, gli attacchi contro i siti energetici della Russia sarebbero costati all'economia di Mosca fino a 75 milioni di dollari al giorno.

Quando la campagna cominciò a decollare, prosegue il quotidiano della Grande Mela, Ratcliffe ne parlò con Trump, incontrandolo spesso la domenica. Secondo funzionari statunitensi, il presidente avrebbe elogiato gli attacchi segreti che gli forniscono la possibilità di negare il coinvolgimento della sua amministrazione. La Cia avrebbe poi ricevuto anche l'autorizzazione ad assistere gli attacchi ucraini con droni contro la flotta ombra russa nel Mar Nero e nel Mediterraneo.

"Abbiamo trovato qualcosa che funziona. Per quanto ancora, non lo sappiamo", afferma un alto funzionario al New York Times.

Il successo degli attacchi ucraini infatti non smorza il pessimismo sull'andamento del conflitto, sempre più sfavorevole a Kiev anche a causa della rottura di fatto tra Trump e Zelensky e delle aperture dell'amministrazione repubblicana nei confronti dello zar del Cremlino.

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