Negli ultimi giorni le tensioni tra Mosca e l’Occidente hanno registrato una nuova accelerazione su due fronti distinti ma convergenti: quello marittimo nel Canale della Manica e quello militare nel Baltico. Nel giro di poche ore, da un lato si sono moltiplicati i controlli sulle petroliere legate alla cosiddetta “flotta ombra” russa in transito tra Regno Unito e Francia; dall’altro, un drone attribuito a Mosca ha sorvolato la portaerei francese Charles de Gaulle durante una sosta operativa in Svezia. Due episodi ravvicinati nel tempo che rafforzano la percezione di una pressione ibrida sempre più evidente ai confini europei.
La flotta ombra nel Canale della Manica
Nell’ultima settimana le autorità britanniche hanno intensificato la sorveglianza su diverse petroliere collegate alla rete informale nota come “flotta ombra”, impegnate ad attraversare il Canale della Manica, uno degli snodi marittimi più trafficati al mondo.
Secondo le ricostruzioni, tra il 20 e il 25 febbraio alcune unità sospette – tra cui una petroliera indicata con il nome Boracay – sono state monitorate per presunte irregolarità nei registri e nei tracciamenti. In più occasioni sarebbero stati segnalati spegnimenti intermittenti dei sistemi AIS, cambi di rotta non coerenti con i piani di navigazione e transiti ravvicinati a infrastrutture sensibili.
Il fenomeno si inserisce nel contesto delle sanzioni imposte alla Russia dopo il 2022: a quattro anni dall’inizio della guerra in Ucraina, Mosca continua a utilizzare una rete di navi con proprietà opache e bandiere di comodo per mantenere attive le esportazioni di greggio verso mercati terzi. Londra e partner europei hanno quindi rafforzato i controlli proprio a fine febbraio, in coincidenza con un aumento dei transiti sospetti lungo la rotta della Manica.
A bordo della, inoltre, vi sarebbero stati due agenti russi impiegati dalla Moran Security Group, fondata nel 2009 da ex ufficiali dell’FSB. Uno dei due, in particolare, sarebbe secondo l’Afp un ex agente di polizia nonché ex Wagner. Il loro ruolo? Controllare l’equipaggio, tenere sotto controllo il capitano e raccogliere informazioni di intelligence durante il viaggio della nave.
L’episodio della Charles de Gaulle
Questa mattina, invece, un episodio distinto ha coinvolto la Marine nationale e la portaerei Charles de Gaulle, attraccata nel porto di Malmö, in Svezia, nell’ambito di attività operative e cooperazione nel Nord Europa. La nave trasporta normalmente un paio di migliaia di marinai e personale militare e circa 30 aerei da combattimento. I media svedesi riferiscono che un drone russo si sarebbe avvicinato alla portaerei francese, dopo essere decollato da una nave russa vicina e si sarebbe diretto verso la portaerei durante la sua visita.
Le autorità svedesi hanno precisato che il velivolo non apparteneva né alle forze armate locali né a quelle francesi. L’avvicinamento sarebbe avvenuto nell’arco di pochi minuti, sufficienti però ad attivare le contromisure elettroniche di disturbo del segnale (jamming). Dopo l’intervento, il drone si è allontanato e uscito dal raggio di rilevamento. Tuttavia, non è ancora chiaro se il velivolo si sia schiantato in mare o abbia fatto ritorno alla nave madre.
L’episodio assume un peso simbolico rilevante: la Charles de Gaulle rappresenta il fulcro della proiezione navale francese e NATO. Parigi aveva avviato nelle scorse settimane il dispiegamento della De Gaulle, e delle sue fregate di scorta tra il Nord Atlantico e il Mar Baltico a causa del contesto reso instabile dalla Russia e dalle minacce Usa sulla Groenlandia. Ieri era giunta in Svezia per uno scalo di qualche giorno.
Una pressione crescente all’ombra di Ginevra
La sequenza temporale suggerisce una fase di pressione concentrata in poche settimane. Da un lato, la prosecuzione delle rotte energetiche russe attraverso navi formalmente civili ma sospette; dall’altro, attività aeree non rivendicate in prossimità di piattaforme militari occidentali.
Non si tratta di scontri aperti, ma di azioni collocate in una zona grigia: navigazione commerciale che sfida il regime sanzionatorio, droni che testano tempi di reazione e capacità di intercettazione. In entrambi i casi, il fattore temporale è decisivo: episodi ravvicinati aumentano la percezione di coordinamento o comunque di escalation progressiva.
Le capitali europee tentano ora di rafforzare sempre più la cooperazione tra marina, aeronautica e
intelligence. L’obiettivo è prevenire l’incidente: un abbattimento, una collisione o un errore di valutazione potrebbero trasformare eventi circoscritti di queste settimane in una crisi diplomatica più ampia.