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“Generali scomparsi, purghe e paranoia”: cosa succede in Cina

Secondo il New York Times, la lunga serie di epurazioni ai vertici militari cinesi rivela un potere sempre più concentrato e una paranoia crescente di Xi Jinping. Con effetti destabilizzanti sull’apparato statale

“Generali scomparsi, purghe e paranoia”: cosa succede in Cina
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Negli ultimi anni, il potere in Cina ha assunto i contorni di una fortezza assediata. Xi Jinping, al timone del Partito comunista da quasi quattordici anni, ha costruito un sistema fondato su controllo, disciplina e fedeltà assoluta. Ma proprio mentre la sua posizione sembra più solida che mai, la catena di comando militare appare sempre più fragile. Generali che scompaiono dalla scena pubblica, annunci improvvisi di indagini per “gravi violazioni”, assenze non spiegate dai vertici delle forze armate: segnali che indicano non solo una lotta alla corruzione, ma un clima di sospetto permanente. L’Esercito Popolare di Liberazione, pilastro della stabilità interna e strumento chiave delle ambizioni globali di Pechino, è diventato il principale teatro di una serie di epurazioni senza precedenti. In un sistema autoritario, colpire i ranghi militari equivale a lanciare un messaggio chiaro: nessuno è intoccabile, nemmeno chi è stato scelto personalmente dal leader.

Cosa succede in Cina?

Secondo un’analisi del New York Times, la portata di queste purghe è storica. Nel marzo 2023, la leadership militare cinese si mostrava compatta accanto a Xi Jinping, simbolo di un apparato apparentemente unificato sotto il suo comando. Da allora, però, quasi tutti i generali nominati dallo stesso Xi nella Commissione Militare Centrale sono stati rimossi o messi sotto inchiesta. La destituzione del generale Zhang Youxia, veterano rispettato e considerato uno dei più fedeli al presidente, ha sorpreso osservatori e servizi di intelligence occidentali. Fonti americane citate dal New York Times parlano di un livello di paranoia “estremo” attribuito a Xi, che vedrebbe minacce non tanto nei dissidenti o nelle proteste popolari, quanto nel suo stesso cerchio ristretto. In meno di tre anni, decine di comandanti di teatro e responsabili operativi sono stati espulsi o sono semplicemente spariti, creando un vuoto di leadership in quella che è la più grande forza armata del mondo. Le epurazioni dimostrano l’autorità assoluta di Xi, ma allo stesso tempo rischiano di minare la preparazione militare, soprattutto in dossier sensibili come Taiwan.

“La paranoia della leadership”

La paranoia, in questo contesto, non è un incidente di percorso ma una caratteristica strutturale del potere. Come osservano diversi analisti citati dal New York Times, gli autocrati tendono a temere più i collaboratori capaci che i nemici esterni. Un generale troppo popolare o efficace può trasformarsi in un potenziale centro di potere alternativo; uno inefficiente diventa comunque un problema. In entrambi i casi, la soluzione è la rimozione. Le voci - mai confermate - secondo cui Zhang Youxia sarebbe stato accusato internamente di spionaggio per conto degli Stati Uniti rivelano il livello di sfiducia che permea il sistema. Allo stesso tempo, la campagna anticorruzione continua a essere uno strumento utile per eliminare rivali e disciplinare il partito, forte di oltre cento milioni di membri.

Ma il prezzo è alto: discontinuità nella pianificazione militare, incertezza tra gli ufficiali e un esercito che potrebbe esitare di fronte a operazioni complesse. In vista dei prossimi congressi del partito e delle scelte sul futuro di Xi stesso, le “sparizioni” dei generali raccontano una Cina potente ma inquieta, in cui la paura sembra viaggiare più veloce della lealtà.

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