La guerra illegale della Nato nel "cortile di casa" degli Usa

Per gentile concessione di Fazi Editore pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Daniele Ganser, "Le guerre illegali della NATO"

La guerra illegale della Nato nel "cortile di casa" degli Usa

Per gentile concessione di Fazi Editore pubblichiamo un estratto del nuovo libro di Daniele Ganser, Le guerre illegali della NATO

La guerra illegale degli Usa contro il Guatemala iniziò il 18 giugno 1954. Un conflitto del genere era interdetto non soltanto dall’ONU, ma anche dalla Carta dell’Organizzazione degli Stati americani (Oas, ratificata a Bogotà il 30 aprile 1948 ed entrata in vigore alla fine del 1951), che afferma: "Nessuno Stato o confederazione di Stati ha il diritto di interferire direttamente o indirettamente, per qualsiasi ragione, negli affari interni o esterni di qualsiasi altro Stato". Ma alla Cia non importava nulla della Carta dell’Oas e nemmeno dello Statuto delle Nazioni Unite: il diritto internazionale fu violato intenzionalmente.

Dal vicino Honduras le bande armate dalla Cia invasero il Guatemala, di cui vennero bombardati porti, strutture militari, una scuola, l’aeroporto internazionale e diverse città. Il fattore risolutivo furono le notizie diffuse a tamburo battente da stazioni radio controllate dalla Cia, secondo le quali i ribelli aumentavano ovunque a vista d’occhio. Si trattava di notizie gonfiate ad arte, ma la guerra combattuta a suon di informazioni funzionò, facendo credere al presidente Árbenz di stare affrontando forze soverchianti. La propaganda servì alla Cia per dare l’impressione di essere più forte di quanto fosse in realtà. La guerra psicologica via radio in Guatemala era guidata da Howard Hunt, un funzionario della Cia specializzato in operazioni illegali sotto copertura che durante la campagna elettorale del 1972 si sarebbe infiltrato nel quartier generale dei democratici, all’interno del complesso residenziale del Watergate a Washington, per spiare gli avversari politici. La scoperta dell’operazione avrebbe portato al famigerato scandalo Watergate e alle dimissioni del presidente Richard Nixon. In quell’occasione, Hunt fu condannato a trentatré mesi di detenzione per effrazione, cospirazione e intercettazione telefonica.

Ma tramando la caduta del governo guatemalteco, Hunt aveva commesso crimini ben peggiori, causando la morte di parecchie persone: eppure lavorava per conto dell’impero Usa e quindi non fu condannato negli Stati Uniti. È importante tenere presente che gli Stati Uniti separano nettamente il diritto nazionale da quello internazionale. Se si violano le leggi interne, come nel caso del Watergate, vengono arrestati e condannati anche i mandanti, ma la situazione cambia completamente se le stesse azioni o altre persino peggiori vengono commesse all’estero: coloro che violano il diritto internazionale ricevono dalla Cia una ricompensa, finanziata dall’erario. Chiaramente queste disparità disorientano. David Atlee Philips, entrato alla Cia nel 1950, collaborò al sovvertimento di Árbenz e all’epoca dei fatti pose al suo superiore Tracey Barnes una questione ragionevole: "Però Árbenz è stato eletto presidente in maniera democratica. Che diritto abbiamo di aiutare qualcuno a rovesciare questo governo e cacciare via Árbenz?". La domanda era giusta, ma
non ebbe risposta, dato che gli Stati Uniti non avevano alcun diritto dalla loro parte, tranne quello del più forte.

Appena ebbe inizio l’invasione, il Guatemala si rivolse immediatamente all’Onu chiedendo aiuto. Ma c’era poco tempo, perché alti ufficiali dell’esercito guatemalteco si rifiutavano di reagire all’attacco della Cia, addirittura alcuni minacciavano di passare al nemico. Árbenz era con le spalle al muro: tentò di armare i civili che lo sostenevano, ma gli ufficiali dell’esercito glielo impedirono. La Cia non lasciava nulla al caso. Un cargo britannico ancorato in Guatemala con un carico di caffè e cotone venne affondato per errore, perché la Cia pensava che avesse a bordo munizioni per l’esercito del presidente Árbenz. Il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite si riunì il 20 giugno 1954 e l’ambasciatore Henry Lodge, in rappresentanza degli Usa, professò con grande ipocrisia che il suo paese era innocente: mentiva, dichiarando che si trattava di una "rivolta di guatemaltechi contro guatemaltechi". I fatti avevano suscitato "grande preoccupazione nel governo degli Stati Uniti", affermò Lodge, assicurando poi che gli Usa "non erano legati in alcun modo a essi". A coloro che non lo trovavano convincente, Lodge fornì anche una descrizione del carattere del rappresentante supremo degli Usa: "Chiunque conosca il presidente Eisenhower, e molti in questo consesso lo conoscono, saprà benissimo che è un uomo totalmente dedito ai principi della democrazia, ai diritti umani, che respinge tutte le forme di imperialismo", disse Lodge. "È un uomo che [...] ha dimostrato [...] sin da quando era ragazzino in Kansas, che il suo cuore è sempre stato dalla parte dell’uomo comune, intento a farsi strada nella vita".



Certo Lodge aveva ragione quando ricordava che Eisenhower era stato un ragazzino in Kansas, ma mentiva quando asseriva che non avrebbe rovesciato nessun governo regolarmente eletto, dato che un anno prima aveva fatto proprio questo, con Mossadeq in Iran. Nonostante le proteste del Guatemala e dell’Unione Sovietica, gli Usa riuscirono a rinviare la questione all’Oas, che ci mise parecchio tempo a reagire, anche se nessuno se ne stupì. Nel frattempo, dietro le quinte gli Usa facevano in modo che passasse più tempo possibile prima che venisse affrontato il caso del Guatemala. Il paese centroamericano era quasi del tutto nelle mani degli insorti, quando il 25 giugno 1954 si appellò nuovamente al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. Secondo gli Stati Uniti, non era più quella la sede in cui occuparsene, dato che la questione era stata demandata all’Oas. L’Unione Sovietica tornò a protestare, ribadendo che invece era dovere del Consiglio di sicurezza proteggere dagli attacchi uno dei suoi Stati membri, ma la faccenda non fu messa all’ordine del giorno.

Oltre all’Unione Sovietica, soltanto Danimarca, Nuova Zelanda e Libano sostennero il piccolo Guatemala nel Consiglio di sicurezza dell’Onu, chiedendo di affrontare la sua delicata situazione. I paesi della Nato Francia e Gran Bretagna, che secondo il giornalista americano William Blum "erano stati messi notevolmente sotto pressione" da Eisenhower e Dulles, si astennero dal voto perché sapevano che senza di loro non ci sarebbe stata una maggioranza sufficiente per porre all’ordine del giorno la questione del Guatemala. L’Onu, dunque, non riuscì a bloccare la guerra illegale della Cia in Guatemala, grazie alla collaborazione in questa specie di complotto di tre dei paesi della Nato con un seggio permanente nel Consiglio di sicurezza: Stati Uniti, Francia e Gran Bretagna.

L’Oas si prese parecchio tempo: la sua commissione d’inchiesta arrivò in Guatemala soltanto il 30 giugno 1954, esattamente tre giorni dopo che Árbenz aveva rinunciato al suo incarico. Era un ritardo programmato. Il segretario generale delle Nazioni Unite, lo svedese Dag Hammarskjöld, era così seccato per le macchinazioni degli Stati Uniti e per l’impotenza dell’Onu da dichiarare a una cerchia di persone fidate che doveva "rivedere un po’ la sua posizione nelle Nazioni Unite". Per l’Onu, il cambio di regime in Guatemala fu una catastrofe. "Forse nella storia delle Nazioni Unite non c’è nessun episodio che le abbia screditate di più", è stata la conclusione di Evan Luard, che ha scritto varie opere sulla storia di quell’organismo internazionale. "Invece di attivarsi come un’organizzazione che ha il dovere di opporsi all’aggressione, si è comportata come se dovesse giustificarla. Il fatto era che in questo caso gli Stati Uniti [...] non volevano che l’Onu entrasse in gioco per fermare o semplicemente condannare l’aggressione".

Dopo aver rovesciato il presidente Árbenz, le forze di invasione sostenute dalla Cia tentarono di screditare l’ex presidente facendolo passare per un burattino manovrato da Mosca.

I corrispondenti esteri della stampa furono invitati a visitare il palazzo occupato da Árbenz e condotti in alcune stanze in cui erano accatastate pile di testi scolastici stampati in Unione Sovietica. Questa operazione doveva servire a convincere i media che Árbenz era un pericoloso comunista.

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