Alcuni giorni fa ho pubblicato su Facebook la foto di una ragazza iraniana che si accende una sigaretta e brucia una foto dell'ayatollah Khamenei. Un gesto di sfida dei giovani di fronte all'oscurantismo del regime di Teheran che da sempre stigmatizza il fumo tra le donne iraniane. Quelle immagini sono diventate virali sui social media, nelle ultime settimane, rendendo difficile per le autorità di Teheran arginarne la diffusione. Chi ha preso a bastonate e sparato alla nuca contro centinaia di persone scese in piazza sperava di poter nascondere tutto sotto il tappeto, di non far vedere nulla. Proprio come fa da anni Pechino, che censura le immagini di piazza Tien an men del 1989, affinché nessuno, in Cina, sappia cosa è accaduto.
Dopo due settimane noto una strana notifica ricevuta su Facebook mi dice: "Fact-checker indipendenti sostengono che contenuti simili sono contenuti multimediali alterati".
Fatico a capire di cosa si tratti, poi vado avanti e, scrollando, noto la foto incriminata. È proprio la foto di quella ragazza iraniana.
La prima reazione, confesso, è quella di andare a controllare se, per caso, avessi preso un granchio, magari pubblicando un fake. Ma non trovo nulla che mi faccia pensare che quell'immagine non fosse autentica. Rincuorato chiedo un ulteriore check ai solerti controllori di Facebook.
Il giorno dopo cerco di approfondire di nuovo quanto accaduto. Clicco su "Vedi il fact-check" (sempre su Facebook) e mi si apre un sito serbo con un articolo così intitolato: Le foto delle ragazze che "bruciano bandiere serbe" con le sigarette sono state modificate digitalmente.
Mi viene subito il sospetto: vuoi vedere che mi son fatto fregare e quella ragazza era serba anziché iraniana? Faccio altre ricerche ma non trovo nulla a conferma di questa tesi. Anzi, mi capita sotto mano persino il video di quella ragazza, mentre si accende la sigaretta e brucia la foto.
Continuo a leggere l'articolo serbo (con il traduttore) e noto un dettaglio strano: "Una ricerca inversa mostra che le foto non mostrano il vero evento dell'incendio delle bandiere serbe, né hanno nulla a che fare con la Serbia. Il filmato originale è stato girato a metà gennaio 2026 in Iran, Canada e Libano, ed è stato successivamente modificato inserendo un'immagine della bandiera serba al posto del motivo originale". Ma che c'entra la Serbia con la foto che ho postato io?
Più avanti leggo: "Si tratta della foto di una ragazza di origine iraniana residente in Canada, pubblicata l'8 gennaio, che in seguito è diventata uno dei simboli più eclatanti delle attuali proteste contro il regime iraniano. Nella foto originale, la ragazza accende un ritratto della Guida Suprema dell'Iran, Ali Khamenei, con una sigaretta".
Proseguendo la mia ricerca appuro che quella foto è stata scattata il 7 gennaio 2026. Tutte le segnalazioni che si possono trovare sui social e persino su Google per dimostrare che la foto è più vecchia sono fuorvianti. È possibile risalire anche all'identità della ragazza: si fa chiamare "Morticia Addams", vive in Canada ed è un'attivista iraniana, costretta a rifugiarsi all'estero. Orgogliosamente sui propri canali social mostra la foto del Canada e quella iraniana. Lei stessa conferma che il video da cui è tratta la foto l'ha girato il 7 gennaio 2026.
Dunque è tutto vero, non si tratta di un fake.
Io per contestare la censura subita ho richiesto una verifica a Facebook ma il mio post è ancora invisibile e segnalato come "contenuto multimediale alterato". Continuo ad attendere che i depositari del fact cheking facciano il loro lavoro fino in fondo e, magari, chiedano scusa.