Leggi il settimanale

Iran, condannata la Nobel Mohammadi

Se anni all'attivista anti-regime accusata di propaganda. La dissidente, premiata per la Pace nel 2023, è in carcere a Teheran

Iran, condannata la Nobel Mohammadi
00:00 00:00

È arrivata come una scure, l'ennesima. Altri sei anni di carcere alla premio Nobel per la pace iraniana Narges Mohammadi da parte delle autorità giudiziarie iraniane. L'incriminazione mossa alla 53enne attivista è di «raduno» e «collusione» per attività di propaganda, una sorta di accusa di cospirazione. Alla pena si aggiunge il divieto di lasciare l'Iran per due anni e l'esilio sempre per altrettanti anni nella città di Khosf. L'ultimo arresto è avvenuto il 12 dicembre scorso. Mohammadi fu picchiata e fermata dai Pasdaran a Mashhad dove è detenuta, mentre partecipava alle esequie di Khosrow Alikordi, un noto avvocato dei diritti umani trovato morto nel suo ufficio in circostanze sospette. Il suo ritorno in carcere considerato arbitrario dagli attivisti per i diritti umani, è avvenuto prima dell'inizio dell'ondata di proteste antigovernative che hanno scosso di recente l'Iran. Mohammadi è in sciopero della fame dal 2 febbraio. Protesta contro quella una detenzione illegale e per le sue pessime condizioni carcerarie. Non ha nessun diritto a telefonare, vedere i suoi avvocati e ricevere visite.

Laureata in fisica, prima di dedicarsi all'attivismo politico, Mohammadi lavorava come ingegnere. Sostenitrice della disobbedienza contro l'hijab è stata arrestata più volte e imprigionata dalle autorità di Teheran dal maggio 2016 e condannata in totale a 30 anni di reclusione e 154 frustate per aver fondato un movimento che si batte per l'abolizione della pena di morte e per l'opposizione alle leggi della Repubblica Islamica. Mohammadi ha denunciato anche la «tortura bianca» nelle carceri iraniane. Rilasciata nel 2020, è stata rispedita in prigione nel 2021, dove da allora ha denunciato gli abusi e l'isolamento delle donne detenute. Il tribunale ha stabilito che debba scontare un minimo di 13 anni di carcere. Il 6 ottobre 2023, mentre era in prigione, è stata insignita del Premio Nobel per la pace «per la sua battaglia contro l'oppressione delle donne in Iran e per promuovere diritti umani e libertà per tutti». Ha trascorso la maggior parte degli ultimi due decenni nel famigerato carcere di Evin a Teheran, dove sono imprigionati i detenuti politici. Solo nel dicembre 2024, le autorità iraniane sospesero temporaneamente la sua pena per consentirle di riprendersi da un intervento chirurgico. A dicembre il nuovo arresto.

Alla tragica situazione personale si aggiunge la sua condizione di salute precaria. La cartella clinica di Mohammadi è purtroppo gravosa: attacchi di cuore, dolori al petto, pressione alta, problemi al disco spinale e altre malattie. È dunque necessario che possa accedere al suo team medico e continuare le cure, un diritto non proprio garantito ai detenuti nella Repubblica islamica. «Siamo profondamente preoccupati per la sua vita», ha detto da Parigi, dove vive, il figlio Ali Rahmani. Nel 2022 Mohammadi sostenne con forza pure le proteste scatenate dalla morte per le percosse della polizia morale per un velo messo male di Mahsa Amini. Nel 2023 il Nobel le venne conferito «in absentia».

A ritirare il premio ad Oslo, furono i suoi gemelli, Kiana e Ali, allora appena diciassettenni. Lessero le parole fatte uscire di nascosto dalla prigione di Evin dalla madre: «Il popolo iraniano, con perseveranza, supererà la repressione. Non abbiate dubbi, questo è certo». Mohammadi dal 2015 non vede i figli.

Commenti
Pubblica un commento
Non sono consentiti commenti che contengano termini violenti, discriminatori o che contravvengano alle elementari regole di netiquette. Qui le norme di comportamento per esteso.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica