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Iran, tornano le proteste. E spunta un sms misterioso ai manifestanti: "Trump uomo d'azione. Aspettate"

Centinaia di studenti sono radunati nei cortili delle università Amir Kabir e Sharif di Teheran, scandendo slogan contro il regime e in memoria delle vittime ddi gennaio

Iran, tornano le proteste. E spunta un sms misterioso ai manifestanti: "Trump uomo d'azione. Aspettate"

Dopo settimane di repressione e blackout informativi, l’Iran torna al centro dell’attenzione internazionale. La riapertura delle università ha innescato una nuova ondata di proteste studentesche che si inserisce nel solco delle mobilitazioni esplose a fine dicembre per motivi economici e poi rapidamente trasformatesi in contestazione politica.

Centinaia di studenti si sono radunati nei cortili delle università Amir Kabir e Sharif di Teheran, scandendo slogan contro il regime e in memoria delle vittime. Fars, agenzia voce dei Pasdaran, sostiene che i lealisti stessero partecipando a una cerimonia pacifica e che siano intervenuti contro presunte violazioni del divieto di mangiare e bere durante il Ramadan. Proteste si sono svolte anche all’università di Mashhad e alla Shahid Beheshti di Teheran.

Gli atenei si infiammano

Negli ultimi giorni studenti di diverse università iraniane sono tornati a manifestare, con cortei, slogan contro la leadership e scontri con gruppi pro-governativi e forze di sicurezza.

Secondo Reuters, le mobilitazioni si sono estese per più giorni consecutivi in alcuni atenei, segnalando una ripresa dell’attivismo dopo la fase più dura della repressione di gennaio. Le proteste studentesche non si limitano a rivendicazioni economiche: in diversi casi sono stati riportati slogan apertamente politici e richieste di cambiamento sistemico.

Anche Al Jazeera evidenzia come la riapertura delle università abbia riattivato reti di mobilitazione già colpite da arresti e sospensioni accademiche nelle settimane precedenti. Il clima nei campus resta teso, con segnalazioni di interventi delle forze di sicurezza e pressioni sugli studenti identificati come organizzatori.Un reportage del Guardian ha raccolto testimonianze di studenti che parlano di “aule vuote e cimiteri pieni”, descrivendo un sentimento diffuso di rabbia e frustrazione per la gestione delle proteste precedenti.

Dalla crisi economica a quella politica

Le manifestazioni attuali affondano le radici nella crisi esplosa a fine dicembre 2025. Inizialmente scatenate dall’aumento del costo della vita e dalla stagnazione economica, le proteste hanno rapidamente assunto un carattere politico più ampio.

L’ Associated Press ha riportato stime divergenti sul numero delle vittime e degli arresti: mentre fonti vicine agli attivisti parlano di migliaia di morti e decine di migliaia di fermati, le autorità iraniane hanno fornito cifre significativamente inferiori.

Gli studenti chiedono ora la liberazione di centinaia dei loro compagni e docenti in carcere. Proprio l’arresto di un professore e noto attivista politico, Yaghoub Mohammadi, ha scatenato nuove manifestazioni anche ad Abdanan, nella provincia di Ilam, una delle prime a ribellarsi lo scorso dicembre.

Amnesty International denuncia una repressione “fortemente militarizzata”, parlando di arresti di massa, sparizioni forzate e uso eccessivo della forza. L’organizzazione sostiene che le interruzioni della rete abbiano avuto l’effetto di nascondere violazioni dei diritti umani durante i momenti più critici. Questa combinazione di crisi economica, repressione e chiusura degli spazi civili ha contribuito a radicalizzare parte del movimento, che oggi appare meno focalizzato su singole misure economiche e più orientato verso una contestazione strutturale del sistema politico.

Ore al cardiopalma

Desta intanto preoccupazione la comparsa oggi sui telefoni cellulari di tutti gli iraniani di un sms anonimo recante la frase "Trump uomo d'azione, vedrete", quasi come allerta per un attacco imminente.

Negli Stati Uniti sembra registrarsi un’apertura ai negoziati: l’amministrazione Trump è pronta a un nuovo round di colloqui a Ginevra, mediati dall’Oman, a condizione che Teheran presenti una proposta dettagliata entro martedì. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha parlato di “buone possibilità” di accordo. Tuttavia, secondo fonti americane, questo sarebbe l’ultimo tentativo diplomatico prima di una possibile operazione militare congiunta di Stati Uniti e Israele. Washington ha già dispiegato un imponente dispositivo militare nella regione.

Intanto in Iran il clima resta teso: Ali Khamenei avrebbe già definito una linea di successione articolata su più livelli in caso di sua uccisione e incaricato Ali Larijani di garantire la sopravvivenza della Repubblica Islamica. Le forze armate iraniane si starebbero preparando a rispondere a eventuali attacchi con missili balistici diretti verso Israele e basi Usa in Medio Oriente.

Secondo il New York Times, Trump avrebbe riferito ai suoi consiglieri che, se diplomazia o attacchi mirati non convinceranno l’Iran ad abbandonare il programma nucleare, prenderà in considerazione

un’azione militare più pesante nei prossimi mesi. Potrebbe anche autorizzare un attacco a breve per aumentare la pressione, lasciando aperta la possibilità di un intervento entro fine anno volto a rovesciare la Guida Suprema.

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