Lo scorso 2 febbraio, la Casa Bianca ha annunciato il progetto Vault: un'iniziativa per la sicurezza della catena di approvvigionamento che istituisce la riserva minerali critici strategica degli Stati Uniti, e un partenariato pubblico-privato indipendente che immagazzinerà materie prime essenziali in strutture in tutti gli Usa.
Sicurezza negli approvvigionamenti
Exim, Export-Import Bank, ha approvato un prestito diretto fino a 10 miliardi di dollari al progetto Vault, fornendo finanziamenti a lungo termine a una partnership tra produttori di apparecchiature originali e fornitori di capitale del settore privato. L'iniziativa si prefigge di garantire ai produttori statunitensi un accesso stabile a materie prime essenziali durante i periodi di crisi del mercato. Inoltre, data la caratteristica di sicurezza della catena di approvvigionamento, il progetto Vault promuove la strategia per la sicurezza nazionale del presidente Donald Trump e gli obiettivi economici e di sicurezza nazionale di lunga data degli Stati Uniti, riducendo la dipendenza dalle catene di approvvigionamento controllate dall'estero, rafforzando la base industriale nazionale e garantendo un accesso ininterrotto a materiali essenziali per la produzione avanzata e le tecnologie critiche.
Dal punto di vista tecnico, i capitali privati sono stati allineati e messi a disposizione per gli obiettivi di sicurezza nazionale e il progetto Vault rappresenta il primo passo verso la politica di accordi “America First” promossi dalla Casa Bianca, incentrati su un più profondo intervento statale nei progetti nazionali verso la più grande “Pax Silica”, per i partenariati internazionali sui minerali critici. Il secondo passaggio è infatti l'estensione ad accordi bilaterali all'estero, supportati da finanziamenti governativi e partenariati pubblico-privati mentre il terzo e ultimo è l'iniziativa “Pax Silica”, volta a combinare capitale, riserve, conoscenze di elaborazione e domanda a valle tra giurisdizioni alleate in una coalizione di capacità.
Il ministeriale sui minerali critici
Il 4 febbraio, si è tenuta la Conferenza Ministeriale sui Minerali Critici 2026 in cui gli Stati Uniti insieme ad alleati e partner si sono impegnati a rimodellare il mercato globale dei minerali critici e delle Terre Rare insieme ai rappresentanti di 54 paesi e della Commissione Europea. In quell'occasione, gli Usa hanno firmato undici nuovi accordi bilaterali sui minerali critici con Argentina, Isole Cook, Ecuador, Guinea, Marocco, Paraguay, Perù, Filippine, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan, mentre negli ultimi cinque mesi, gli Stati Uniti hanno firmato altri dieci accordi sui minerali critici e hanno concluso i negoziati con altri diciassette. Il governo degli Stati Uniti sta mobilitando risorse senza precedenti per proteggere le proprie catene di approvvigionamento di minerali critici, sostenendo progetti con oltre 30 miliardi di dollari in lettere di interesse, investimenti, prestiti e altri supporti negli ultimi sei mesi, in collaborazione con il settore privato.
Questi investimenti, insieme alla “Pax Silica” e al rinnovato impegno diplomatico e commerciale guidato però dai valori di America First quindi non più secondo il più classico soft power, stanno mobilitando capitali privati che si presume genereranno miliardi di dollari in nuovi progetti per proteggere le catene di approvvigionamento. Questi sforzi coordinati abbracciano progetti nazionali e internazionali, rafforzando la sicurezza nazionale e la competitività economica degli Stati Uniti.
Alla ricerca del disaccoppiamento dalla Cina
L'amministrazione Trump getta quindi il suo guanto di sfida al monopolio cinese sulle Terre Rare e su altri minerali critici: come sappiamo, la Repubblica Popolare Cinese (Rpc) in questo momento detiene circa il 90% della produzione di elementi delle Terre Rare possedendo la maggior parte della capacità di raffinazione globale.
Anche l’Europa, in base a questa considerazione, sta accumulando scorte di materiali critici, con Italia, Francia e Germania pronte a svolgere un ruolo guida nell'azione dell'Unione per ridurre la dipendenza dalla Repubblica Popolare.
L'Ue ha presentato a dicembre un piano chiamato RESourceEU per ridurre la dipendenza dalla Rpc per le materie prime chiave, che include una scorta comune e restrizioni all'esportazione di rottami metallici riutilizzabili e rifiuti di Terre Rare: secondo il piano, la Francia si occuperà del finanziamento degli acquisti, la Germania gestirà l'approvvigionamento e l'Italia si occuperà dello stoccaggio, con Roma e Berlino che si sono dette già pronte a collaborare per garantire le catene di approvvigionamento delle materie prime vitali per le loro industrie.