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La coincidenza: il blitz Usa in Venezuela nell’anniversario dell’uccisione di Soleimani

L'attacco delle forze speciali è avvenuto a sei anni di distanza dall'uccisione del generale capo dei pasdaran Soleimani. Trump: "Obama sbagliò a non sostenere i manifestanti iraniani"

La coincidenza: il blitz Usa in Venezuela nell’anniversario dell’uccisione di Soleimani
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Dopo la cattura di Maduro da parte delle forze speciali Usa, l'Iran trema. L'operazione Absolute Resolve ha dimostrato l'imprevedibilità e la risolutezza di Donald Trump che già negli scorsi mesi aveva più volte ventilato, forte di un crescente dispiegamento militare nell'area dei Caraibi, un intervento in Venezuela per deporre il regime del caudillo. Appena pochi giorni fa il tycoon, mentre preparava la sua sortita in Sud America, ha lanciato un avvertimento alla Repubblica Islamica, scossa da nuove proteste antigovernative a pochi mesi dagli attacchi di Tel Aviv e di Washington contro i suoi impianti nucleari: se Teheran "sparerà e ucciderà violentemente i manifestanti pacifici, come è sua abitudine", ha scritto il miliardario sul suo social Truth, "gli Stati Uniti d'America correranno in loro soccorso. Siamo pronti a intervenire".

Non stupisce dunque che il blitz di Washington a Caracas e le nuove minacce del capo della Casa Bianca abbiano sin da subito destato preoccupazione tra le autorità del regime degli ayatollah, nonostante le roboanti dichiarazioni di rito rilasciate dai suoi esponenti. Ad inquietare Teheran è però una curiosa coincidenza. La missione della Delta Force Usa si è consumata nella notte tra il 2 e il 3 gennaio, esattamente a sei anni di distanza da un altro audace raid approvato da Trump al tempo del suo primo mandato: quello durante il quale rimasero uccisi all'aeroporto di Baghdad l'allora potente capo dei pasdaran Qassem Soleimani e Abu Mahdi al-Mihandis, vice comandante delle milizie sciite irachene filoiraniane.

A far notare lo strano tempismo dell'azione delle forze speciali - i media statunitensi hanno già rivelato che la missione in Venezuela è stata rimandata per giorni a causa di condizioni meteorologiche avverse - è stato il Jerusalem Post. Indipentemente dal fatto che Washington volesse aggiungere un avvertimento a Teheran, si legge nell'analisi pubblicata dal quotidiano israeliano, "è probabile che i funzionari del regime islamico interpretino l'operazione militare statunitense in questo modo". L'uccisione di Soleimani, architetto della sanguinosa strategia iraniana contro Israele e Stati Uniti in Medio Oriente, fu annoverato tra i successi internazionali del tycoon.

Tornando agli eventi degli ultimi giorni, c'è chi fa notare che ci sia un filo rosso che unisce l'Iran al Venezuela e che potrebbe spiegare le mosse di Trump: i due Paesi sono infatti tra i maggiori detentori di petrolio al mondo e ciò potrebbe motivare The Donald ad agire, ancora una volta, contro Teheran. L'Iran, dopo i numerosi colpi incassati nel 2023 e, soprattutto, nel 2024 ad opera di Israele e degli Stati Uniti, appare, come non mai dalla proclamazione della Repubblica Islamica, in una delle sue fasi di maggiore debolezza. Con l'arresto di Maduro, il Paese mediorientale, grande alleato del Venezuela assieme a Russia e Cina, registra un'ulteriore sconfitta internazionale mentre in casa, come già menzionato, si trova alle prese con gravi disordini sociali.

Proprio sulle proteste in Iran è tornato poche ore fa il presidente americano che ha ripostato su Truth il titolo di un articolo del sito americano Just the news in cui si legge che "Obama non ha sostenuto i manifestanti per la libertà dell'Iran due decenni fa, ma Trump ha appena corretto la situazione". Il pezzo in questione ricorda come l'ex presidente, dopo aver lasciato l'incarico, ammise che la sua amministrazione aveva sbagliato a non sostenere le proteste del popolo iraniano nel 2009.

C'è poi un altro post, pubblicato su X da un esponente di spicco del primo mandato di Trump, l'ex segretario di Stato ed ex capo della Cia Mike Pompeo, che avrà turbato i signori di Teheran. "Il regime iraniano è nei guai", ha scritto il 2 gennaio Pompeo augurando "buon anno a tutti gli iraniani in piazza. E anche a tutti gli agenti del Mossad che camminano al loro fianco". Un messaggio che sembra evocare la possibile presenza di 007 israeliani nelle piazze della Repubblica Islamica.

L'ex capo della Cia ha infine fatto notare che il regime degli ayatollah è al potere da 47 anni, un numero che richiama l'attuale inquilino della Casa Bianca (Trump è infatti il 47esimo presidente americano). "Una coincidenza?", si chiede sibillino Pompeo. Una domanda a cui, nel caso, solo The Donald potrà dare risposta.

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