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Mosca accusa Kiev, ma qualcosa non torna nell'attentato al vice capo degli 007 russi

Il generale Vladimir Alekseyev ferito a colpi d’arma da fuoco nella capitale russa: Lavrov punta il dito contro l’Ucraina, ma la dinamica insolita e il tempismo dopo i colloqui di Abu Dhabi alimentano sospetti e interrogativi sulle reali responsabilità

Mosca accusa Kiev, ma qualcosa non torna nell'attentato al vice capo degli 007 russi
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Il cuore di Mosca è tornato teatro di un episodio che getta ulteriori ombre sulla guerra russo-ucraina e sul clima di instabilità ai vertici dei servizi segreti di Mosca. Le autorità di Mosca hanno immediatamente puntato il dito contro Kyiv, definendo l’attentato a Vladimir Alekseyev un “atto di terrorismo”, mirato a sabotare i negoziati di pace in corso.

Il clima è teso: l’attacco giunge proprio dopo colloqui trilaterali tra Russia, Ucraina e Stati Uniti ad Abu Dhabi, e riaccende interrogativi su responsabilità, motivazioni e scacchi di potere interni al Cremlino. In un contesto in cui gli omicidi mirati sono diventati una componente crescente della guerra “invisibile”, l’episodio si inserisce in una dinamica più ampia fatta di operazioni clandestine, propaganda e sospetti reciproci, dove la linea tra sicurezza interna e conflitto internazionale appare sempre più sfumata.

Chi è Vladimir Alekseyev e perché era nel mirino

Il generale Vladimir Alekseyev, 64 anni, è una delle figure più influenti dello spionaggio militare di Mosca. Da decenni operante nel Gru, è stato sottoposto a sanzioni internazionali per il suo presunto ruolo in cyber attacchi e nell’avvelenamento dell’ex spia Sergei Skripal nel Regno Unito; figura chiave nelle operazioni russe in Siria e in Ucraina, fu anche protagonista nei difficili equilibri emersi durante la rivolta della Wagner nel 2023. La sua posizione, a metà tra comando operativo e supervisione strategica, lo rende un uomo di sistema ma anche un bersaglio altamente simbolico: colpirlo significa colpire direttamente l’apparato che coordina operazioni coperte e intelligence militare russa.

Alekseyev era a suo modo al centro del negoziato trilaterale ad Abu Dhabi tra Mosca, Kyiv e Washington, guidato dal direttore del Gru Igor Kostyukov: un ruolo che lo colloca sulla linea frontale sia delle operazioni strategiche russe sia del dialogo diplomatico. Proprio questo intreccio tra guerra sul campo e trattativa politica alimenta l’ipotesi che l’attentato possa avere un significato che va oltre la vendetta militare: un messaggio diretto a Mosca, o una mossa utile a destabilizzare i fragili tentativi di dialogo.

L’attentato a Mosca: dinamica, accuse e reazioni

Secondo quanto riferito dalle autorità russe, l’attacco è avvenuto in una scala condominiale nella zona nord-occidentale di Mosca, dove un “sconosciuto” ha aperto il fuoco su Alekseyev, ferendolo più volte prima di fuggire. Il generale è stato ricoverato in ospedale in condizioni serie, ma il quadro clinico resta incerto e le informazioni restano filtrate, come spesso accade in casi che coinvolgono alti livelli della sicurezza russa. Il dettaglio più sorprendente, evidenziato da diverse ricostruzioni, è l’apparente assenza di un dispositivo di protezione adeguato, insolito per un dirigente di tale rango in pieno conflitto.

Il ministero degli Esteri russo, per voce del ministro Sergei Lavrov, ha immediatamente attribuito l’azione all’apparato di sicurezza ucraino, accostandola a un tentativo deliberato di “sabotare” i negoziati di pace, senza però fornire prove pubbliche. Kyiv, come accade spesso in simili episodi, non ha rivendicato l’attacco né lo ha commentato apertamente. Nel frattempo, la vulgata ufficiale russa insiste sulla pista ucraina come parte di una strategia di “terrorismo di Stato”.

Gli omicidi mirati e i dubbi sulle responsabilità

L’attacco ad Alekseyev si inserisce in un quadro già segnato da una sequela di attentati e assassinii di alti ufficiali russi negli ultimi anni, molti dei quali attribuiti da Mosca a Kyiv: esplosioni, bombe e colpi di arma da fuoco hanno colpito generali e figure di spicco dell’esercito e dei servizi. La guerra tra Russia e Ucraina, oltre alle battaglie convenzionali, è diventata anche una guerra di intelligence fatta di sabotaggi, infiltrazioni e azioni dimostrative, spesso condotte lontano dal fronte.

Tuttavia, la dinamica – un assalitore solitario in un’abitazione privata – appare inusuale rispetto agli attacchi ucraini finora più frequentemente attribuiti a esplosivi o operazioni coordinate, e che non possono essere escluse motivazioni interne, rivalità tra apparati o lotte sotterranee tra fazioni dell’élite militare e dei servizi.

Il caso, quindi, resta sospeso tra la versione ufficiale e le molte zone d’ombra, in un Paese dove la trasparenza investigativa è limitata e la politica della sicurezza è spesso terreno di regolamenti di conti. E proprio questa ambiguità alimenta il sospetto che, dietro l’attacco, possa esserci non solo la guerra esterna ma anche una frattura interna ancora più pericolosa.

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