Gli Emirati Arabi Uniti hanno annunciato la loro intenzione di uscire dall'Opec e dall'Opec+. La notizia ha avuto lo stesso effetto di un fulmine a ciel sereno, visto che è arrivata nel bel mezzo della crisi energetica derivante dalla guerra in Medio Oriente. Ma cosa sono queste due sigle? Chi ne fa parte? E perché sono così importanti?
Opec e Opec+, i cartelli globali del petrolio
Partiamo dalle basi. L'Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, ossia l'Opec, è un'organizzazione intergovernativa che coordina la produzione petrolifera dei suoi Paesi membri al fine di gestire i prezzi globali del petrolio e la stabilità del mercato. Il suo obiettivo? Garantire, appunto, la stabilizzazione dei mercati petroliferi, così da assicurare un reddito stabile ai produttori e un approvvigionamento regolare ai consumatori.
A partire dal 2016, l'Opec ha stretto una partnership con 10 nazioni produttrici di petrolio non appartenenti al club iniziale, tra cui la Russia, per formare un gruppo più ampio noto come Opec+. Questa alleanza controlla circa il 40-45% della produzione petrolifera mondiale, il che le conferisce un'influenza ancora maggiore sui prezzi internazionali dell'energia.
Chi ne fa parte e cosa fanno Opec e Opec+
L'Opec è stata fondata nel 1960 da Iraq, Iran, Kuwait, Arabia Saudita e Venezuela. Da allora, l'organizzazione si è ampliata fino a contare 13 membri, poi diventati 12 con l'addio degli Emirati Arabi. Quali sono? Algeria, Arabia Saudita, Congo, Guinea Equatoriale, Gabon, Iran, Iraq, Kuwait, Libia, Nigeria e Venezuela. L'Opec+ comprende invece, oltre alle nazioni elencate, anche Azerbaigian, Bahrain, Brunei, Kazakistan, Malesia, Messico, Oman, Russia, Sudan, Sud Sudan.
L'Opec, in sostanza, controlla principalmente i prezzi del petrolio gestendo l'offerta globale di greggio attraverso un sistema di quote di produzione. Quando l'organizzazione vuole aumentare o stabilizzare i prezzi, si impegna a ridurre la produzione; quando vuole abbassarli, al contrario, la aumenta.
Questo gruppo, in sostanza, funziona come un cartello vero e proprio, utilizzando la sua quota di mercato dominante (controlla circa l'80% delle riserve accertate) per influenzare l'"equilibrio" del mercato del
greggio. Da questo punto di vista, l'uscita dall'Opec è solitamente una "decisione commerciale" strategica, presa quando gli interessi nazionali di un Paese non coincidono più con le restrizioni collettive dell'organizzazione.