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Politica estera

Ora i gay in Europa votano a destra: l’onda arcobaleno chiede più sicurezza e protezione dall’Islam

Il voto omosessuale ridisegna la mappa politica continentale: in Francia, Germania e Regno Unito i partiti conservatori diventano la prima opzione. Boom di Afd

Più soldi ai gay che ai donatori di organi

Sicurezza urbana, difesa dell’identità occidentale e contrasto all’immigrazione clandestina. Sulla spinta di queste priorità, l’elettorato Lgbtiq di alcuni dei principali Paesi europei è protagonista di un profondo riposizionamento politico. Il mito del monopolio della sinistra sui diritti civili è un lontano ricordo: in Francia, Germania e Regno Unito, i partiti della destra conservatrice sono diventati la prima scelta per le comunità omosessuali. E ci sono motivi ben precisi dietro questa scelta. A determinare questo orientamento è soprattutto un fattore di tutela personale: una quota crescente di persone omosessuali individua nell’avanzata del fondamentalismo islamico e nell’intolleranza religiosa legata ai flussi migratori incontrollati una minaccia diretta alla propria incolumità e alla libertà di vivere apertamente la propria condizione nei centri urbani. Come dimostra l’attentato islamico di Berlino.

Un timore che non nasce oggi. Il fenomeno, definito anni fa dalla saggista Jasbir Puar con il termine “omonazionalismo”, affonda le sue radici nelle tensioni geopolitiche e identitarie nate dopo il 2001. A guidare il cambiamento, come sottolinea El Mundo, è la Francia dove, secondo una recente indagine Ifop condotta per il magazine Têtu, Rassemblement National è la prima forza politica in vista delle presidenziali del 2027, con il 27% delle preferenze omosessuali (10 punti in più rispetto a 3 anni fa). A fare da contraltare c’è solo La France Insoumise di Jean-Luc Mélenchon al 25%, mentre le forze moderate, dai Repubblicani al blocco macroniano dell’ex premier Gabriel Attal, subiscono un netto svuotamento. François Kraun di Ipsos ha evidenziato che il partito di Marine Le Pen e Jordan Bardella riesce a intercettare “gli elettori gay di destra soddisfatti dei diritti acquisiti e al tempo stesso attratti dal suo programma di sicurezza”, marcando però una spaccatura con l’elettorato femminile omosessuale, più orientato verso Mélenchon perché considerato “il candidato più sensibile ai diritti delle donne”. Per Paul Cébille della rivista Hexágono, lo spostamento a destra “si ridimensiona e si spiega con l’attuale realtà economica e con una specifica minaccia alla sicurezza legata all’immigrazione, che si riscontra più ampiamente nei centri urbanistici”.

Dinamiche molto simili si registrano nel Regno Unito, dove l’elettorato omosessuale indica come prima opzione politica Reform UK di Nigel Farage col 25% delle preferenze, staccando Verdi (19%), Laburisti (18%) e Conservatori (15%). In Germania, un rilevamento della piattaforma Romeo assegna ad Alternative für Deutschland (Afd) il primato tra i gay col 27,9% dei consensi, contro il 19,9% dei Verdi. A guidare la destra tedesca è del resto Alice Weidel, dichiaratamente omosessuale, madre e convivente con una donna straniera, che ha basato il suo posizionamento elettorale denunciando l’immigrazione fatta di “donne con burqa e veli, uomini con coltelli che vivono di assistenza sociale e persone che non servono a nulla”. Spagna e Italia registrano numeri ancora più bassi rispetto a questi tre Paesi ma le percentuali sono in netta crescita. Solo pochi giorni fa la comunità della Gay Street di Palermo si è appellata al Comune per chiedere il divieto d’ingresso alla zona alle donne con il burqa per ragioni di sicurezza. Una richiesta che nasce dall’attentato di Berlino ma che spiega bene il sentimento della comunità Lgbtq che si sente minacciata dall’avanzata islamica, notoriamente intollerante all’omosessualità, come dimostrano anche i commenti sotto la notizia pubblicata da Al Jazeera in merito all’attentato, in cui si festeggia e ci si lamenta di “un solo morto”.

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