Se il day one della trasferta istituzionale di Donald Trump in Cina è coinciso con oltre due ore di colloqui con Xi Jinping nella Grande Sala del Popolo di Pechino, e con la conseguente visita al Tempio del Cielo prima di un sontuoso banchetto, il secondo e ultimo giorno di lavori comprende un vis a vis molto più riservato tra i due leader nella blindata sede del Partito Comunista Cinese di Zhongnanhai. L'agenda prevede un tè e un pranzo di lavoro conclusivo durante il quale verranno affrontati i dossier più scottanti fin qui emersi, dalla guerra in Iran al nodo Taiwan.
Iran, commercio, IA: i temi sul tavolo di Trump e Xi
Mentre Xi ha già inquadrato i colloqui in termini di "stabilità strategica costruttiva", Trump ha promesso un "futuro favoloso". Il tycoon ha ammirato il giardino della struttura, adiacente alla Città Proibita, prima che i funzionari allontanassero i giornalisti per consentire ai due leader di avere una conversazione privata.
Al secondo summit in programma, se così possiamo definirlo, il presidente statunitense è affiancato da David Perdue, ambasciatore statunitense in Cina, dal segretario di Stato Marco Rubio, quello del Tesoro Scott Bessent, il Segretario alla Difesa Pete Hegseth e Jamieson Greer, rappresentante commerciale degli Stati Uniti.
Trump ha intanto affermato che Xi è "diventato un vero amico". "Abbiamo risolto molti problemi diversi che altri non sarebbero stati in grado di risolvere", ha aggiunto sottolineando che entrambi "hanno opinioni molto simili" sulla guerra in Iran. "Vogliamo che finisca. Non vogliamo che abbiano un'arma nucleare. Vogliamo che lo Stretto sia aperto". Sarà anche vero ma, come ha scritto il New York Times, non sono emersi segnali di un impegno cinese a collaborare maggiormente per convincere Teheran a riaprire lo Stretto di Hormuz.
Diverso il discorso sul fronte commerciale. Greer ha dichiarato di aspettarsi che Pechino accetti di acquistare prodotti agricoli dagli Usa per un valore superiore a 10 miliardi di dollari. "Ci aspettiamo che da questa visita scaturisca anche un accordo per acquisti di prodotti agricoli per un valore di decine di miliardi di dollari all'anno nei prossimi tre anni", ha dichiarato lo stesso Greer.
Trump ha in effetti confermato, spiegando di aver spinto la Cina ad acquistare più beni dalle aziende agricole statunitensi, in particolare soia. "Abbiamo parlato di soia per i nostri agricoltori. Forniranno molta soia ai nostri agricoltori. Acquisteranno molti dei nostri prodotti agricoli, il che è fantastico", ha rivelato The Donald. Bessent ha invece fatto sapere che Usa e Cina discuteranno di misure di salvaguardia per l'intelligenza artificiale, tra cui la definizione di un protocollo per impedire che modelli di IA potenti finiscano nelle mani di attori non statali.
I nodi da sciogliere
Il ministero cinese degli Esteri ha riferito che Xi e Trump hanno discusso di "questioni importanti riguardanti entrambi i Paesi e il mondo, e hanno raggiunto una serie di nuove intese". Quali? È ancora presto per conoscere i dettagli. Parlando a Fox News, il leader statunitense ha comunque affermato che Xi si sarebbe offerto di aiutare a raggiungere un accordo con l'Iran concordando sul fatto che l'Iran non debba possedere armi nucleari.
Un po’ diversa la visione del ministero degli Esteri cinese, che ha sì incoraggiato la prosecuzione del cessate il fuoco nella guerra con l'Iran, ma che ha anche ribadito che non avrebbe mai dovuto iniziare e che le rotte marittime devono essere riaperte. "Questa guerra, che non sarebbe mai dovuta scoppiare, non ha bisogno di continuare. Trovare una rapida soluzione andrebbe a vantaggio sia degli Stati Uniti che dell'Iran, così come dei Paesi della regione e del mondo intero", ha tuonato il dicastero.
E Taiwan? Mentre per Xi è il tema chiave che rischia di generare future tensioni tra Usa e Cina, Rubio ha detto che la politica Usa su Taipei non cambia ma che, in ogni caso, il dossier non sarebbe stato centrale del summit.
Washington, in base a quanto ricostruito, avrebbe chiarito per l'ennesima volta la propria posizione per poi passare ad altro. "Ogni forzatura rispetto allo status quo sarebbe negativa per entrambi i Paesi e ci sarebbero ripercussioni globali", ha infine ammonito Rubio riferendosi a un eventuale attacco cinese.