
La scure di Donald Trump continua ad abbattersi sul «deep State» di Washington con una furia che non conosce soste. Dopo le epurazioni al dipartimento di Giustizia, all'Fbi, al Pentagono e nelle agenzie i cui vertici erano considerati troppo woke, o troppo vicini ai Democratici o non allineati al credo dell'«America First» ora è il turno della Cia.
È il Washington Post a rivelare che quattro giorni dopo il vertice Trump-Putin del 15 agosto in Alaska, una delle massime esperte di Russia dell'agenzia, che aveva contribuito a mettere a punto i dossier per l'incontro con lo zar, si è vista cancellare senza spiegazioni il nulla osta di sicurezza per accedere alle informazioni top secret. Di fatto, la fine della sua carriera quasi trentennale, che
sarebbe dovuta culminare con un prestigioso incarico in Europa, già approvato dal direttore della Cia John Ratcliffe. Si sarebbe trattato di un'iniziativa della direttrice della National Intelligence, Tulsi Gabbard che, dopo essere caduta in disgrazia per avere negato la necessità dei bombardamenti sui siti nucleari iraniani, ha riconquistato le grazie di Trump, rispolverando i dossier del famoso «Russiagate» contro l'ex Amministrazione Obama. La conferma di Gabbard da parte del Senato, va ricordato, fu una delle più problematiche, per le sue passate posizioni filo russe. Insieme all'esperta della Cia, la cui identità rimane anonima, sono stati privati del «security clearance» anche una trentina di altri funzionari dell'intelligence, in quella che appare come una vera e propria «purga», nel mezzo delle difficili trattative per mettere fine alla guerra in Ucraina. Questo dopo che nei mesi scorsi, su impulso dell'influencer di estrema destra Laura Loomer, che aveva denunciato la mancanza di attributi «Maga» dei componenti, Trump aveva già liquidato il suo Consiglio per la Sicurezza nazionale, affidando l'interim al segretario di Stato Marco Rubio.
Altra agenzia, stessi metodi. È esploso in queste ore il fuoco che covava sotto la cenere del Cdc, il Centers for Disease Control and Prevention, la principale agenzia di sanità pubblica del Paese. Dopo appena tre settimane dal suo giuramento, la Casa Bianca ha annunciato il licenziamento della
direttrice del Cdc Susan Monarez, perché «non era in linea con la missione del presidente Trump di rendere l'America di nuovo sana». L'intervento diretto del tycoon si è reso necessario perché Monarez si era opposta al tentativo di rimozione da parte del segretario alla Salute, Robert Kennedy Jr, col quale era entrata in rotta di collisione per il rifiuto di avallare le sue politiche sui vaccini e sulle malattie infettive. Al posto della Monarez la Casa nominato Jim O'Neill, vice del segretario alla sanità Robert F. Kennedy Jr. come direttore ad interim. Un conflitto, quello tra i vertici superstiti del Cdc che era destinato prima o poi ad emergere pubblicamente, viste le passate posizioni no-vax di Kennedy, alle quali il nipote di Jfk aveva in parte abiurato per ottenere la conferma del Senato.
Nel frattempo, la governatrice del board della Fed, Lisa Cook, ha annunciato una causa contro Trump per il licenziamento dei giorni scorsi, dopo le accuse (non comprovate al momento) di presunte irregolarità nella richiesta di due mutui. Non potendo rimuovere anticipatamente il presidente della Fed, Jerome Powell, il tycoon gli sta girando intorno come uno squalo.