Politica estera

"Quanti idioti...": e il commissario di Orban finisce nei guai

Il commissario Ue per l'allargamento, l'ungherese Oliver Varhelyi, avrebbe chiamato "idioti" gli eurodeputati durante la sessione plenaria del Parlamento europeo. L'opposizione ungherese chiede le dimissioni. Attacchi dal M5S alla presidente von der Leyen

"Quanti idioti...": bufera sulle parole del commissario Ue in parlamento
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Bufera sul commissario Ue per l’Allargamento, l’ungherese Oliver Varhelyi. Dall'analisi di una registrazione dell'intervento compiuto in aula di ieri dal 50enne alto funzionario della diplomazia magiara scelto nel 2019 dal governo di Viktor Orban per rappresentare Budapest in Europa, emergerebbe un attacco ai membri dell'Eurocamera. Dal video si carpirebbe la frase "quanti idioti ancora ci sono" pronunciata da Varhelyi e sussurrata al suo assistente.

L'ex diplomatico, dal 2015 al 2019 capo Rappresentanza permanente a Bruxelles, con il grado di ambasciatore straordinario e plenipotenziario, e garante istituzionale di Orban a Bruxelles ha pronunciato la frase incriminata mentre era in corso il dibattito sull'adesione all'Unione europea dei Paesi dei Balcani occidentali. Il video è stato riportato sui rispettivi profili social da diversi eurodeputati che hanno chiesto immediatamente scuse ufficiali. Anche la presidente del Parlamento europeo, la maltese Roberta Metsola, ha chiesto ai suoi collaboratori di approfondire la questione.

L'Ungheria messa all'angolo

Il tema è spinoso perché l'Ungheria di Orban si trova sotto assedio da tempo sia per la sua posizione sui diritti umani e la giustizia interna sia per l'ambiguità sulla guerra russo-ucraina e le sanzioni a Mosca. E dunque Varhelyi è ad oggi il commissario politicamente più a rischio in caso di disconoscimento da parte di Berlaymont.

Vuoi per ribaltare lo scandalo Qatargate anche solo per un giorno, vuoi per sincera chiamata in causa il Partito Socialista Europeo è partito all'attacco proprio per bocca dei suoi esponenti magiari. "Chiediamo alla presidente della Commissione di prendere misure immediate per chiedere le dimissioni del commissario Várhelyi", nota l'eurodeputato dell'opposizione ungherese Sándor Ronai all'apertura pomeridiana dei lavori della plenaria di Strasburgo. "Questa è la concezione della democrazia di Orban e dei suoi accoliti. Poiché le scuse di Várhelyi non sono arrivate, e chissà se mai arriveranno, è evidente che Ursula Von der Leyen, che rappresenta tutta la Commissione europea, debba ritirare le deleghe al Commissario ungherese. La democrazia non si insulta, la si tutela”, ha commentato Mario Furore, europarlamentare del Movimento 5 Stelle.

Le scuse del commissario

E dire che l'intervento di Varhelyi aveva toccato diversi nervi politici scoperti e sfide chiave per l'Ue nella giornata di ieri. Si parlava della riforma elettorale bosniaca, della prospettiva di un allargamento dell'Ue alla Serbia, del riconoscimento del Kosovo. Temi spazzati via dalla presunta gaffe di Varhelyi. Il quale si è, dopo l'inizio della bufera, scusato.

"Mi rammarico sinceramente per il malinteso in merito alla mia affermazione durante la sessione plenaria del Parlamento europeo del 14 febbraio 2023. Era legata a una conversazione privata e in corso in ungherese tra me e il mio capo di gabinetto su una questione completamente diversa, che è stata estrapolata dal contesto. Mi scuso per ogni possibile malinteso al riguardo", ha commentato il funzionario magiaro. Caso chiuso? Non è ancora detto.

Ma certamente le parole del suo commissario poco gioveranno alla posizione dell'Ungheria e di Orban in Europa. E il silenzio del premier di Budapest sulla vicenda lascia trasparire, quantomeno, un discreto imbarazzo.

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