Nella complessa architettura del potere politico cinese sta emergendo una figura molto interessante. Accanto a Xi Jinping, presidente del Paese, nonché capo delle forze armate e segretario del Partito Comunista Cinese, troviamo Cai Qi. Il suo nome potrà dire poco ai non addetti ai lavori. Anche perché non è, tecnicamente, il numero due per grado formale. Lo è tuttavia per accesso, influenza e prossimità al leader. Cai occupa infatti una posizione rilevante, al punto da essere considerato dagli esperti un perno operativo del sistema nonché vero e proprio braccio destro di Xi.
Chi è Cai Qi
La rivista The Economist ha dedicato un lungo approfondimento a Cai Qi, il quale potrebbe essere oggi l’uomo più potente della Cina dopo Xi Jinping. Formalmente quinto nella gerarchia del Comitato permanente del Politburo, concentra però una quantità di incarichi senza precedenti recenti.
Il motivo è presto detto. Cai dirige l’Ufficio generale del Partito comunista, che lo rende di fatto capo di gabinetto del presidente consentendogli di controllare agenda, flussi informativi e accesso diretto al leader. A questo si aggiunge la supervisione della sicurezza personale di Xi, attraverso la gestione di un’unità discreta ma cruciale che protegge – e sorveglia – l’élite politica cinese.
Cai guida anche il Segretariato centrale, responsabile dell’attuazione delle decisioni del vertice e della gestione quotidiana dell’apparato di partito, e sarebbe coinvolto in organismi chiave come la Commissione per la sicurezza nazionale. Il risultato è una concentrazione di potere trasversale che gli garantisce visibilità su dossier politici, militari e di intelligence.
Vicinissimo a Xi Jinping
La vicinanza di Cai Qi a Xi è costante, sia nei viaggi ufficiali sia negli incontri con leader stranieri, dove siede regolarmente al suo fianco. Negli ultimi anni ha inoltre assunto un ruolo più attivo anche sul piano diplomatico, incontrando autonomamente delegazioni internazionali e figure influenti, segno di una fiducia crescente.
Il peso di Cai si spiega anche con il suo percorso e con il rapporto personale costruito nel tempo con Xi Jinping. I due si conoscono da oltre trent’anni, fin dai periodi trascorsi nelle province orientali del Fujian e dello Zhejiang, dove lavorarono a stretto contatto. A differenza di altri dirigenti, Cai non dispone di una propria base di potere autonoma: la sua ascesa è legata quasi esclusivamente alla fiducia del leader, un elemento che lo rende al tempo stesso indispensabile e potenzialmente vulnerabile.
Xi ha dimostrato più volte di non esitare a rimuovere anche collaboratori fidati, soprattutto nel contesto delle campagne anticorruzione e delle recenti epurazioni nell’esercito. Tuttavia, proprio la scarsità di figure altrettanto affidabili potrebbe spingere il presidente a mantenere Cai al centro del sistema (nonostante l’età e le consuetudini che in passato avrebbero suggerito un ritiro).
id="docs-internal-guid-8cc39258-7fff-3879-b770-9871b49e1d62">Il ruolo di Cai, dunque, più che quello di un semplice esecutore, appare sempre più vicino a quello di un custode del sistema, con accesso diretto ai meccanismi più sensibili del potere cinese.