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"Sta sfruttando la guerra in Iran". Così l'intelligence Usa avverte Trump sulla Cina

Un rapporto riservato dell’intelligence statunitense sostiene che la Cina starebbe sfruttando il conflitto in Iran per rafforzare la propria posizione globale a scapito degli Usa

"Sta sfruttando la guerra in Iran". Così l'intelligence Usa avverte Trump sulla Cina
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La Cina starebbe sfruttando la guerra in Iran per consolidare la propria influenza economica, diplomatica e militare nel mondo a scapito degli Stati Uniti. È questa, in estrema sintesi, la conclusione di un rapporto riservato dell’intelligence americana appena consegnato ai vertici militari di Washington. Il tempismo è a dir poco particolare, visto che la notizia è stata diffusa dai media statunitensi in concomitanza con il delicato incontro tra Donald Trump e il leader cinese Xi Jinping in quel di Pechino.

Il rapporto degli 007 Usa

Secondo quanto riportato dal Washington Post, l’analisi sarebbe stata preparata dalla direzione intelligence del Joint Staff per il Capo dello Stato Maggiore Congiunto degli Stati Uniti, il generale Dan Caine. Il documento descrive come la Cina abbia sfruttato la crisi iraniana attraverso tutti gli strumenti del proprio potere strategico: diplomazia, economia, informazione e apparato militare.

Nello specifico, Pechino avrebbe intensificato la vendita di armamenti ai Paesi del Golfo alleati degli Usa, colpiti dagli attacchi iraniani contro basi e infrastrutture energetiche. Pechino ha inoltre fornito assistenza a Paesi di tutto il mondo in difficoltà nel soddisfare il proprio fabbisogno energetico, dopo che gli attacchi israelo-americani hanno indotto Teheran a chiudere lo Stretto di Hormuz, una rotta marittima fondamentale per il trasporto di un quinto del petrolio e del gas mondiali.

Nel rapporto si sottolinea inoltre un altro aspetto cruciale: il conflitto sta consumando grandi quantità di munizioni statunitensi - missili Patriot, sistemi THAAD e Tomahawk - riducendo le scorte che Washington considera essenziali in caso di una ipotetica crisi con la Cina su Taiwan.

Allo stesso tempo, Pechino ha incorporato le critiche popolari alla guerra nella sua comunicazione pubblica, definendo il conflitto statunitense come "illegale". La Cina cerca non a caso da tempo di minare l'immagine degli Stati Uniti come custodi responsabili dell'ordine internazionale basato sulle regole, e considera il conflitto con l'Iran emblematico dell'approccio superficiale di Washington alle questioni globali. Per gli analisti statunitensi, il gigante asiatico starebbe anche osservando da vicino le operazioni militari Usa in Medio Oriente per studiarne tattiche, vulnerabilità e capacità di risposta.

La posizione dell'amministrazione Trump

Le reazioni ufficiali non sono mancate. "Le affermazioni secondo cui l'equilibrio di potere globale si sarebbe spostato a favore di qualsiasi nazione diversa dagli Stati Uniti d'America sono fondamentalmente false", ha dichiarato il portavoce del Pentagono, Sean Parnell.

La portavoce della Casa Bianca, Olivia Wales, ha invece riferito che gli Stati Uniti "hanno decimato le capacità militari del regime iraniano in soli 38 giorni e ora stanno strangolando ciò che resta della sua economia con uno dei blocchi navali di maggior successo della storia". "Le forze armate degli Stati Uniti sono la più grande forza combattente al mondo, con una potenza ineguagliabile che il mondo intero può ammirare", ha aggiunto.

In un quadro del genere, diversi esperti citati dai media americani ritengono che la guerra abbia già spostato parte dell’equilibrio geopolitico a favore di Pechino.

In che modo? La Cina starebbe sfruttando il malcontento internazionale verso il conflitto per presentarsi come interlocutore stabile e promotore di soluzioni, contrapponendosi all’immagine di un’America coinvolta in una nuova guerra lunga e costosa. Un monito abbastanza emblematico per Trump.

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