Il governo di Keir Starmer perde un altro ministro e questa volta è un pezzo da novanta. Come già preannunciato dai media ieri ha lasciato il proprio incarico il ministro alla Sanità Wes Streeting, che però si è limitato a chiedere le dimissioni del Premier senza lanciare la sfida per la leadership. Dure le parole della sua lettera di dimissioni, in cui Streeting critica fortemente la volontà di rimanere in carica del suo ex boss. «Il tuo approccio pesante nei confronti delle voci dissenzienti fa un torto alla nostra politica - scrive - ed è chiaro ora che non guiderai il Labour fino alle prossime elezioni e che i membri e i sindacati laburisti desiderano si apra un dibattito sul futuro, che sia una confronto di idee e non una battaglia fatta di personalismi e fazioni. Serve un confronto ampio ed un'ampia scelta di candidati. Io sostengo questo approccio e mi auguro che lo farai anche tu».
L'abbandono di Streeting non è un fulmine a ciel sereno. Nell'incontro di 15 minuti tenutosi il giorno prima l'ex ministro aveva già detto al Premier di aver perso la fiducia in lui e Starmer gli aveva confermato la sua intenzione di non gettare la spugna. Sempre nella lettera Streeting dichiara che le ultime elezioni locali lo hanno convinto che è Starmer il motivo per cui la gente si allontana dal partito. «Dove abbiamo bisogno di una visione c'è il vuoto - afferma Streeting - dove serve una direzione troviamo una deriva. I leader si assumono le responsabilità, ma troppo spesso altri sono caduti a causa delle loro colpe. Devi imparare ad ascoltare i tuoi colleghi». Benché le dimissioni di Streeting siano un duro colpo per l'esecutivo, il fatto che l'ex ministro non abbia avviato la corsa alla leadership significa che non ha i numeri per farlo e che, di conseguenza, Starmer ha ancora parecchio sostegno nel partito. Per avviare la procedura servono infatti almeno 81 firmatari, mentre sembra che Streeting possa contare soltanto su 44 supporter, decisamente troppo pochi per rivelarsi un pericolo reale per il Premier, che comunque non si trova in una posizione facile. Con riforme importanti da portare avanti, ora il Primo Ministro britannico si vede costretto a trovare un immediato rimpiazzo.
Un sostituto valido e competente da riuscire ad affrontare tutte le sfide immediate incluse in un incarico così complicato. Spetterà a lui infatti la responsabilità di scelte determinanti per il futuro del sistema sanitario nazionale e di quello dell'assistenza. «Le dimissioni di Streeting arrivano in un momento critico per questo settore - ha dichiarato ieri la vice presidente dell'Associazione Nazionale dei Medici, Emma Runswick - ed esiste una prospettiva reale di altri scioperi da parte dei medici». Per quanto riguarda gli altri possibili avversari in un eventuale corsa alla leadership, una di queste è l'ex vice di Starmer Angela Rayner, che secondo fonti a lei vicine, sarebbe pronta a sfidare Streeting, soprattutto ora che il pasticcio fiscale che le era costato il posto, è stato risolto.
Ma il candidato forte è sicuramente il sindaco di Manchester, Andy Burnham che ha bisogno di entrare in Parlamento per poter partecipare alla leadership e da ieri può farlo grazie alle dimissioni del suo collega, il laburista Johnson Simons e ha confermato la sua intenzione di candidarsi e sfidare il premier: «Cambieremo il Labour in meglio e lo renderemo di nuovo un partito in cui credere», ha detto. Lanciando la sfida a Starmer che, per ora, continua a lavorare.