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Tregua fragile, Washington attende la risposta di Teheran

Tregua fragile, Washington attende la risposta di Teheran
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Usa attendono la risposta dell'Iran sulla loro proposta per chiudere la guerra, ma Teheran solleva dubbi sulla serietà della diplomazia statunitense. Donald Trump rimane vago sulla questione: prima si limita a dire che l'attende «presto, stanotte», poi parlando al Corriere della Sera non vuole commentare. Su Truth, invece, riposta un articolo sui risultati di un sondaggio secondo cui per la maggioranza degli americani evitare che l'Iran abbia l'arma nucleare è più importante del finire la guerra (e aggiunge la didascalia: «importantissimo»). «Mentre il vicepresidente JD Vance si reca in Pakistan per negoziare un accordo di pace, i sondaggi suggeriscono che l'opinione pubblica privilegia il raggiungimento dei nostri principali obiettivi rispetto a una rapida conclusione» del conflitto, scrive l'inquilino della Casa Bianca, precisando che il suo numero due «si appresta ad avviare i colloqui questo fine settimana, al fianco di Steve Witkoff e di Jared Kushner».

Funzionari della Repubblica islamica fanno sapere ai mediatori che, con ogni probabilità, accetterebbero il memorandum, ma con diverse modifiche. Tuttavia, il ministro degli Esteri Abbas Araghchi in una telefonata con il suo omologo turco afferma che «la recente escalation delle tensioni da parte delle forze statunitensi, unitamente alle loro molteplici violazioni del cessate il fuoco, rafforza i sospetti riguardo alla serietà della controparte sul piano diplomatico». E Teheran precisa che sta ancora esaminando la proposta degli Usa. Il dipartimento del Tesoro Usa sanziona altri 10 individui e società estere (con sede in Medioriente, Asia ed Europa orientale), responsabili di agevolare gli sforzi delle forze iraniane negli approvvigionamenti di armamenti, nonché di materie prime impiegabili nei droni della serie Shahed e nel programma missilistico balistico.

«Mentre i leader superstiti dei Pasdaran sono intrappolati come topi su una nave che affonda, il Tesoro prosegue con implacabile determinazione la sua campagna», commenta il ministro Scott Bessent. E l'intelligence a stelle

e strisce - secondo fonti citate dalla Cnn - ritiene che Mojtaba Khamenei, il nuovo leader supremo di Teheran, stia svolgendo un ruolo cruciale nel definire la strategia bellica, al fianco di alti funzionari anche se la gerarchia precisa all'interno di un regime ormai frammentato rimane poco chiara.

L'ayatollah non appare in pubblico da quando è rimasto gravemente ferito nell'attentato che ha ucciso suo padre e diversi alti ufficiali militari all'inizio del conflitto, e sino ad oggi la comunità degli 007 statunitensi non è stata in grado di confermare visivamente la sua posizione. Parte dell'incertezza deriva dal fatto che Khamenei non utilizza dispositivi elettronici per comunicare, interagendo solo con coloro che possono fargli visita di persona o inviando messaggi tramite corriere.

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