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Trump avvisa Maduro. Chiuso lo spazio aereo sopra il Venezuela e basi Usa nei Caraibi

Il tycoon: "Presto operazioni di terra". Hegseth contro i narcos: "Uccideteli tutti"

 Trump avvisa Maduro. Chiuso lo spazio aereo sopra il Venezuela e basi Usa nei Caraibi
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In nome della lotta al narcotraffico Donald Trump continua ad aumentare la pressione sul Venezuela con un enorme dispiegamento militare nei Caraibi che include la più grande portaerei del mondo. E ieri il presidente americano, in una ennesima escalation nello scontro con il leader di Caracas Nicolas Maduro, ha avvertito che lo spazio aereo sul Paese dovrebbe essere considerato chiuso. «A tutte le compagnie aeree, piloti, spacciatori di droga e trafficanti di esseri umani, vi prego di considerare che lo spazio aereo sopra e intorno al Venezuela deve essere chiuso completamente», ha scritto sul suo social Truth senza fornire ulteriori dettagli.
Stando a quanto afferma il New York Times, peraltro, il tycoon avrebbe avuto una conversazione telefonica la scorsa settimana con Maduro, durante la quale avrebbero discusso pure di un possibile incontro tra loro negli Usa. Il giornale cita diverse fonti informate, ma aggiunge che al momento non è stato ancora programmato nulla. La telefonata, a cui ha partecipato anche il segretario di Stato Usa Marco Rubio, sarebbe avvenuta pochi giorni prima che il dipartimento di Stato designasse Maduro come leader di quella che l’amministrazione considera un’organizzazione terroristica straniera, il Cartel de los Soles.
Il Washington Post, invece, ricostruisce quanto avvenuto durante il primo attacco aereo contro un’imbarcazione sospettata di trasportare droga al largo di Trinidad, il 2 settembre.
Il capo del Pentagono Pete Hegseth in quell’occasione diede l’ordine verbale esplicito di non lasciare sopravvissuti: «L’ordine era di uccidere tutti», ha spiegato una fonte a conoscenza diretta dell’operazione. Nella ricostruzione del Wp, un missile è stato lanciato contro un’imbarcazione provocando un incendio, ma sono stati individuati due sopravvissuti aggrappati al relitto. A quel punto il comandante delle operazioni speciali che supervisionava il blitz ha ordinato un secondo attacco per ottemperare alle richieste di Hegseth, e i due sono stati «fatti a pezzi in acqua».
Il portavoce del Pentagono, Sean Parnell, ha rifiutato di rispondere alle domande sull’ordine del capo del dipartimento della Guerra e su altri dettagli dell’operazione. «Tutta questa narrazione è completamente falsa», si è limitato a commentare. Alcuni funzionari ed ex funzionari statunitensi ed esperti di diritto bellico hanno affermato che la campagna del Pentagono è illegale e potrebbe esporre i soggetti direttamente coinvolti a futuri procedimenti giudiziari.
Poiché non esiste una guerra legittima tra le due parti, uccidere uno qualsiasi degli uomini a bordo delle imbarcazioni «equivale a un omicidio», spiega Todd Huntley, ex avvocato militare che ha lavorato come consulente per le forze delle Operazioni Speciali per sette anni, al culmine della campagna antiterrorismo statunitense. Dall’inizio di settembre le forze statunitensi hanno effettuato attacchi contro più di 20 presunte navi venezuelane dedite al narcotraffico nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale, uccidendo almeno 83 persone.
Washington non ha ancora rilasciato prove che le imbarcazioni prese di mira siano state utilizzate per il contrabbando di droga o rappresentino una minaccia per gli Stati Uniti, e gli esperti affermano che gli attacchi equivalgono a esecuzioni extragiudiziali, anche se prendono di mira trafficanti noti.

Aumentando ulteriormente la posta in gioco, Trump ha avvertito all’inizio della settimana che gli sforzi per fermare il narcotraffico venezuelano «via terra» sarebbero iniziati «molto presto». E negli ultimi giorni, secondo i siti web di tracciamento aereo, è stata registrata un’attività costante di caccia statunitensi a poche decine di chilometri dalla costa venezuelana.

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