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Le amicizie pericolose dei 5S, da Chavez a Maduro: il debole per i dittatori rossi

Parlamentari pentastellati volavano a Caracas per sostenere il regime

Le amicizie pericolose dei 5S, da Chavez a Maduro: il debole per i dittatori rossi
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Oggi parlano di «aggressione americana» alla dittatura venezuelana di Nicolas Maduro e si schermano dietro la difesa del «diritto internazionale», ma in passato il sostegno del M5s al regime chavista è stato molto più esplicito rispetto a ora. Visite a Caracas per celebrare Hugo Chavéz, post pro-Maduro sul Blog di Beppe Grillo, richieste agli Usa di togliere le «inique sanzioni», non riconoscimento dell’oppositore Juan Guaidò come legittimo presidente nel 2019. Le simpatie di alcuni esponenti pentastellati nei confronti del regime, di volta in volta, hanno attirato agli allora grillini critiche e accuse, provocando anche qualche imbarazzo all’interno dello stesso Movimento.
La scena madre di questa storia è sicuramente da ambientare il 5 marzo del 2017. Mentre i Cinque Stelle, in piena ascesa, si preparavano a diventare il primo partito italiano l’anno successivo, una loro delegazione parlamentare volava verso Caracas.
Tra un incontro surreale con la comunità italiana nel Paese, che era preoccupata già allora per la crisi economica e la compressione delle libertà, gli stellati colsero l’occasione per celebrare Chávez nel quarto anniversario della sua morte. Presenti Manlio Di Stefano, all’epoca in commissione Esteri alla Camera, i senatori Ornella Bertorotta e Vito Petrocelli. Due mesi prima, il M5s aveva votato contro una mozione che impegnava il governo a spingere il Venezuela «a ripristinare la separazione dei poteri e salvaguardare le attribuzioni degli organi costituzionali e per ottenere la liberazione dei prigionieri politici». La scusa per il No? La presunta ingerenza nelle vicende interne a Caracas. In compenso, Bertorotta spiegava ai nostri connazionali «che anche in Italia si sta male a causa delle scriteriate politiche del governo Renzi». E Alessandro Di Battista (nella foto a destra), allora deputato, chiedeva di «assumere iniziative nei confronti dell'alleato statunitense affinché vengano rimosse le inique sanzioni che colpiscono il Venezuela». Luigi Di Maio, nello stesso anno, invocava Maduro come possibile mediatore per la risoluzione della guerra in Libia.
Nel 2015 Di Battista e Di Stefano organizzarono alla Camera un convegno dal titolo L’Alba di una nuova Europa. Dove Alba è l’acronimo di Alleanza bolivariana per le Americhe, gruppo fondato da Chavez e Fidel Castro.
Due anni dopo, ancora Di Stefano. Ma nelle vesti di sottosegretario agli Esteri. Mentre il Parlamento europeo riconosceva l’anti-Maduro Guaidò come presidente, lui non ci stava: «Siamo totalmente contrari al fatto che un Paese o un insieme di Paesi terzi possano determinare le politiche interne di un altro Stato».
Beppe Grillo nel 2015 sul Blog lodava il dittatore arrestato ieri dagli Usa con un post, poi cancellato anni dopo, dal titolo: Maduro attacca l'Europa e manda un messaggio ai greci.

Pure nel 2019, in un articolo sul suo sito firmato da Danilo Della Valle, Grillo via Blog esprimeva riserve sull’oppositore Guaidò, che si era proclamato presidente dopo le contestate elezioni del 2018, riconosciuto come leader venezuelano da tutto l’Occidente. Certi amori non svaniscono del tutto.

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