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La cautela di Meloni: no a nostri militari impiegati sul campo. E a Tokyo rilancia l’asse con il Giappone

Palazzo Chigi contrario a prove di forza. Oggi il bilaterale con la premier Takaichi

La cautela di Meloni: no a nostri militari impiegati sul campo. E a Tokyo rilancia l’asse con il Giappone
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nostro inviato a Tokyo

Prima l'Oman, poi il Giappone - dove è atterrata ieri - e infine la Corea del Sud, a conclusione di una lunga sei giorni lontana da Roma e focalizzata su Golfo e Indo-Pacifico, con l'obiettivo di radicare la presenza italiana su corridoi economici non tradizionali ma che sono ormai strategici sotto il profilo energetico (petrolio e idrogeno), tecnologico (semiconduttori) e militare (la produzione di caccia stealth di sesta generazione). Una missione, quella di Giorgia Meloni, che necessariamente si incrocia con un quadro geopolitico sempre più complesso e inasprito dalla contesa sulla Groenlandia tra Stati Uniti e Europa. Un tema che non è certo al centro dell'agenda della trasferta asiatica della premier, ma che - inevitabilmente - aleggia. Anche perché, non è un mistero, Meloni ha un filo diretto con Donald Trump, circostanza che la premier giapponese Sanae Takaichi alle prese con le continue rivendicazioni cinesi su Taiwan non trascura.

La Groenlandia, infatti, è ormai diventata un fronte di aperta tensione tra Stati Uniti ed Europa, con il presidente americano che proprio ieri ha ribadito le sue pretese sulla grande isola di ghiaccio che fa parte della Danimarca. E, dunque, non solo della Nato ma anche dell'Unione europea. Che nell'ambito dell'esercitazione «Arctic Endurance» voluta proprio da Copenaghen ha iniziato a inviare soldati sul campo. La missione ha una dimensione militare molto limitata, ma un peso politico enorme ed è, evidentemente, un messaggio a Washington. Al momento partecipano Francia, Germania, Svezia e Norvegia, ma i Paesi Bassi hanno annunciato l'invio di personale militare nell'ambito di una futura missione europea e la Spagna non ha escluso un suo coinvolgimento. Che per l'Italia non è invece in agenda. Sul punto Meloni non si è espressa, ma - spiegano fonti di governo e di Fratelli d'Italia - a Palazzo Chigi la convinzione è che un intervento militare americano in Groenlandia non sia all'orizzonte e che la via maestra per trovare una soluzione sia quella del dialogo e non una prova di forza dell'Europa con gli Stati Uniti. Insomma, ad oggi che l'Italia invii militari italiani in Groenlandia non è un'ipotesi sul tavolo. Come d'altra parte si evince dalla cautela del ministro degli Esteri Antonio Tajani e dall'ironia del titolare della Difesa Guido Crosetto («Cosa fanno 100, 200, 300 soldati di qualunque nazionalità in Groenlandia? Sembra l'inizio di una barzelletta...»).

Una questione, ovviamente, di cui Meloni parlerà poco o niente sia con la premier giapponese Takaichi che con il primo ministro coreano Kim Min-seok. Ieri, nel giorno del suo compleanno, la premier è atterrata a Tokyo in compagnia della figlia («sono al lavoro così lontana da casa, ma il vostro affetto è arrivato e fa la differenza», dice in un videomessaggio sui social in cui ringrazia i sostenitori per gli auguri). E oggi incontrerà la sua omologa giapponese, a cui la legano una serie di causali coincidenze. Tutte e due, infatti, sono le prime donne alla guida dei rispettivi Paesi, entrambe di area conservatrice, le uniche a sedere al tavolo del G7. Un bilaterale dedicato soprattutto agli investimenti e che domani mattina sarà seguito da un incontro con i vertici della finanza, delle banche e delle aziende giapponesi. Si parlerà di elettronica professionale, apparecchiature medicali, soluzioni energetiche nel campo dell'idrogeno e di difesa (a partire dal Global combat air programme, un progetto multinazionale tra Giappone, Italia e Regno Unito per la produzione di caccia stealth di sesta generazione).

E a dimostrazione della volontà di saldare ulteriormente i rapporti, già elevati a livello di partenariato strategico nel 2023, ieri Meloni e Takaichi hanno firmato un editoriale congiunto - pubblicato in Italia dal Corriere della Sera e in Giappone da Nikkei - in cui mettono in fila gli obiettivi comuni, a cominciare da «l'agire insieme sulla scena globale per difendere un ordine internazionale libero, giusto e aperto, in un contesto segnato da instabilità, competizione strategica e spinte revisioniste, che minano le regole condivise».

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