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Da Maduro all’Iran. Pd dilaniato su Elly. "Se Trump attacca non teniamo più..."

Sfogo di Delrio: "Ma come si fa a stare con un narcos?". Il pressing di Fassino

Da Maduro all’Iran. Pd dilaniato su Elly. "Se Trump attacca non teniamo più..."

Le premesse non sono incoraggianti. Mentre in Parlamento si discute di Maduro, dei morti in Iran (la CBS azzarda ventimila) e di Groenlandia sulla piazza incontri l'ex ministro dell'Istruzione di Prodi, l'ex popolare Giuseppe Fioroni, che alla domanda se la sinistra sia attrezzata per misurarsi con quell'uragano che ha investito la politica estera che porta il nome di Donald Trump, scuote la testa. «È inutile che perdi tempo - risponde - non ci arrivano. Per loro il mondo si divide in rosso e nero, non guardano al merito delle questioni. E con i tweet sono pure peggiorati». Dentro Palazzo Madama anche il presidente del Senato Ignazio La Russa non nutre grandi speranze. «C'è una parte della sinistra - rimarca - che difende Maduro in odio a Trump ma non ha il coraggio di farlo pubblicamente, in maniera clamorosa. E lo stesso dilemma gli si ripropone in maniera ancora più drammatica sugli ayatollah».

Il problema è che non puoi sempre criticare Trump a prescindere delle conseguenze delle sue decisioni, giuste o sbagliate che siano, perché «altrimenti di volta in volta scopri di essere dalla parte di Maduro, di non capire perché Trentini (l'italiano rinchiuso per 423 giorni nelle carceri venezuelane) sia stato liberato e financo rischi di ritrovarti a fianco degli ayatollah. Il mondo di oggi è più complicato del «rosso» e del «nero» e il nuovo ordine mondiale ha trasformato il diritto internazionale in un sepolcro imbiancato che finisce per coprire le persecuzioni dei regimi a Caracas come a Teheran.

Una parte della sinistra lo comprende mentre un'altra, più ideologizzata, no. Le divisioni passano anche all'interno del principale partito del campo largo, cioè del Pd. Ci sono le «anime belle» quelle che rimuovono la realtà come il vicesegretario Provenzano che sentenzia: «Il diritto internazionale conta se lo difendi sempre e comunque. Ecco perché l'intervento Usa in Venezuela doveva essere condannato dal governo. In quell'iniziativa non c'è interesse per la democrazia. Poteva stare a bene anche a Putin. In Iran sarà il popolo e non gli americani a sovvertire il regime». E c'è chi come Graziano Delrio comprende che il quadro è più complesso, più variegato. «Il diritto internazionale - osserva con parole sferzanti- va calato sulle realtà nazionali. Come si fa a difendere Maduro? Un narcotrafficante che si era messo a capo dei cartelli, che aveva rilasciato passaporti agli hezbollah per destabilizzare l'Occidente! Il punto è che Trump in politica interna sta tentando una svolta autoritaria, autocratica. In politica estera, invece non ha un'idea ben precisa, si allea con chi gli capita. Ecco perché il giudizio deve essere articolato come fa la Meloni. Al diritto internazionale ti devi rapportare seguendo una logica. Anche Biden era contro Maduro e l'Iran. È una sensibilità che ti deriva dalla cultura di governo. Altrimenti rischi di ripetere gli errori di cinquanta anni fa quando il Partito comunista francese con Michel Foucault si ritrovò a inneggiare alla rivoluzione degli ayatollah e applaudì all'avvento di integralisti teocratici. È come se Zuppi e Parolin venissero qui a dirci toglietevi di mezzo che comandiamo noi, voi che fareste?». Un assurdo che suscita in un altro piddino, Filippo Sensi, una battuta sarcastica utilizzando un altro Foucault, Leon: «Si torniamo al pendolo di Foucault!».

Appunto, c'è bisogno della cultura di governo che viene messa duramente alla prova in un mondo messo sotto sopra. Passato Maduro ora ci sono gli ayatollah. A parole il Pd non ha dubbi sulla condanna del regime iraniano: addirittura voterà domani una mozione bipartisan in commissione Esteri al Senato magari in solitudine senza i grillini e come pretende Piero Fassino scenderà in piazza venerdì accanto alle donne di Teheran. C'è però un punto interrogativo: se nel frattempo gli americani bombarderanno l'Iran cosa faranno Elly Schlein (foto) e i suoi? Ci sarà lo stesso ardore che professano oggi contro i monaci in tunica e turbante nero di Teheran? «Il problema - confida l'ex ministro della Difesa, Guerini - è proprio questo, non so se di fronte a questa eventualità il Pd riuscirà a tenere la posizione».

Nel governo pochi ci credono. «La sinistra - rileva il ministro Luca Ciriani - ogni volta che parla di politica estera prende una musata. A parte qualcuno: oggi avrei detto le stesse cose di Scalfarotto. Il diritto internazionale non può diventare un paravento per calpestare i diritti umani». «Prima criticano l'intervento di Trump - sottolinea il ministro Zangrillo - e poi applaudono alla liberazione di Trentini: sono fuori di testa!». «Voglio la Schlein - ironizza il fratello d'Italia Alberto Balboni - segretaria del Pd a vita!». Mentre il capogruppo del partito della Meloni, Bignami, usa gli studi classici per spiegare il pianeta ai tempi del nuovo ordine mondiale: «Basta leggere Tucidide sulla guerra nel Peloponneso: il diritto internazionale funziona se le due forze che si contrappongono sono paritarie altrimenti prende il sopravvento il più forte».

Purtroppo, dico purtroppo, è il mondo d'oggi. Quel mondo che la sinistra sembra non conoscere.

E questo limite mette in ombra le contraddizioni che pure ci sono sull'altro versante. «Sinistra radicale e grillini - spiega un uomo d'esperienza come Pier Ferdinando Casini - non si rendono conto che Trump sta mandando in frantumi i sovranisti non è poco».

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