Politica internazionale

Sea Watch contro il nuovo decreto sicurezza: "Ong ancora criminalizzate"

L'Ong tedesca lancia già il guanto di sfida alle nuove direttive emanate dal governo: "Andremo avanti per come abbiamo sempre fatto"

Sea Watch contro il nuovo decreto sicurezza: "Ong ancora criminalizzate"

Non si è fatta attendere la reazione del mondo delle Ong al nuovo decreto sicurezza approvato nell'ultimo consiglio dei ministri. A prendere la parola, tramite alcune dichiarazioni rilasciate all'AdnKronos, sono stati i rappresentanti dell'Ong Sea Watch, una delle più attive.

“Queste norme ci criminalizzano”

La reazione da parte degli attivisti non poteva che essere negativa. Del resto nel nuovo decreto sicurezza, varato nell'ultimo consiglio dei ministri nelle scorse ore, sono contenute norme con le quali si tenta di mettere ordine all'attività delle Ong. Ordine malvisto dagli attivisti, i quali invece hanno parlato di “criminalizzazione” degli equipaggi a bordo delle proprie navi.

Il nuovo decreto Sicurezza, approvato dal consiglio dei ministri del governo Meloni – hanno dichiarato membri di Sea Watch all'AdnKronos – non è altro che l'ennesimo tentativo di ostacolare e criminalizzare le attività delle navi della società civile”.

Tra le nuove norme, l'obbligo di intervenire sotto il controllo e il coordinamento delle autorità competenti e solo per casi di accertato pericolo. Tradotto, vuol dire stop a interventi prolungati fino a diversi giorni in uno stesso specchio d'acqua e senza il coordinamento da parte delle autorità italiane.

Fino a oggi le Ong hanno operato spesso avvisando Roma soltanto per chiedere un Pos, ossia un porto sicuro in cui far sbarcare le navi con a bordo i migranti. E questo soltanto dopo essere rimaste a largo a volte per intere settimane. Se le Ong non si conformeranno a queste regole, potrebbero scattare multe molto salate. Tra le pene anche la confisca del mezzo, specie se giudicato non conforme a operare. Del resto, solo poche navi Ong sono formalmente abilitate a ospitare a bordo decine di migranti e a prestare attività di soccorso in tutta sicurezza.

Il guanto di sfida di Sea Watch: “Continueremo a operare”

La reazione di Sea Watch rispecchia probabilmente il pensiero di tutte le altre Ong. Il mondo degli attivisti è pronto a raccogliere quello che viene visto come il guanto di sfida lanciato dall'esecutivo. “Nessun governo – si legge non a caso nelle dichiarazioni rilasciate dai membri dell'Ong tedesca all'AdnKronos – può impedire a una nave di sottrarsi all'obbligo di soccorso e nessuna nave si rifiuterà di accogliere chi chiede aiuto nel Mediterraneo centrale. Rispetteremo il diritto internazionale, come abbiamo sempre fatto”.

Il miglioramento delle condizioni del mare potrebbe portare già nei prossimi giorni a nuove partenze dalla Libia e a nuovi possibili approdi, anche con navi Ong. Si prevede quindi un importante banco di prova tanto per i nuovi decreti sicurezza quanto, dall'altro lato della barricata, per il mondo delle Ong.

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