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La sinistra ora apre il fronte dei porti. Picchetti e cortei "pacifisti" in 20 città

In campo sindacati e reti internazionali con appoggi politici "No al decreto sicurezza". A Genova bloccato un varco

La sinistra ora apre il fronte dei porti. Picchetti e cortei "pacifisti" in 20 città
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I collettivi aprono un nuovo fronte di protesta. Dopo il corteo contro lo sgombero di Askatasuna, la manifestazione prevista oggi contro le olimpiadi e i cortei pro Pal degli ultimi mesi, ieri nei porti italiani (ed europei) è andata in scena la protesta dei portuali coordinata dal sindacato Usb e dal Calp.
Lo sciopero, indetto «contro il riarmo e la guerra», ha riguardato circa venti tra i i porti più importanti del Mediterraneo e, come spiegano i promotori, è il risultato di un coordinamento a livello europeo tra i collettivi portuali.
In Italia il corteo principale si è svolto a Genova ma altri picchetti e manifestazioni si sono visti nei porti di Livorno, Trieste, Ravenna, Ancona, Civitavecchia, Salerno, Bari, Crotone, Palermo e Cagliari. L’esistenza di una rete internazionale dei collettivi è testimoniata dalla partecipazione allo sciopero anche da parte dei portuali di Tangeri, Bilbao, Pireo, Mersin, Marsiglia, Anversa, Amburgo ma anche dal sostegno che è arrivato da oltre oceano.
Il movimento «Stop Us-Led War», attivo anche in Venezuela e Colombia, ha espresso la propria solidarietà, così come il sindacato di Minneapolis Seiu Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido «Ice Out» contro l'agenzia federale per l'immigrazione americana. Non a caso esistono due reti chiamate European Dockworkers Council (consiglio autonomo di 14 sindacati in 12 paesi) e la Etf (European Transport Workers Federation) che rappresentano oltre 75mila portuali europei anche legati ai mondi Pro Pal tra cui gruppi come Workers in Palestine, Bds e reti antimperialiste.
In Italia a guidare le proteste a Genova c’è il camallo Josè Nivoi, già noto per essersi imbarcato sulla Global Flotilla e collegamento con i mondi pro Pal. Nel simbolo del Calp, il «Collettivo di lavoratori portuali, antifascisti, anticapitalisti, internazionalisti di Genova» svetta una bandiera palestinese. E a Genova, come annunciato, i manifestanti hanno bloccato il varco Albertazzi, dando vita a un presidio nell'ambito dello sciopero internazionale indetto da Usb.
Lo sciopero nasce «per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell'economia di guerra su salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza».
A finire nel mirino dei collettivi è anche Israele e i cortei sono avvenuti «per bloccare - questo affermano - tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali».
Non a caso in Puglia a promuovere il presidio nel capoluogo è l’Assemblea Bari per la Palestina, che chiede un embargo commerciale su Israele a governi e istituzioni locali.
Ad Ancona invece tra le realtà che partecipano alla manifestazione ci fanno notare il Fronte della gioventù comunista, Potere al Popolo Marche, No guerra no Nato, Osa, Cambiare Rotta, Pci e Pcup. A finire nel mirino c’è, ca va sans dire, anche il governo: «Il decreto sicurezza è una vergogna. L'unica via che abbiamo è quella di ritrovarci come sempre in strada, senza mai fare un passo indietro».


Non potevano mancare le sponde politiche a sinistra e, se Potere al Popolo ha aderito allo sciopero, il Movimento Cinque Stelle in un comunicato dei parlamentari delle commissioni Esteri, Difesa e Lavoro di Camera e Senato si è detto «a fianco di chi dice no alla militarizzazione dei porti, no all'uso dei nostri porti per alimentare guerre e genocidi» esprimendo «solidarietà ai portuali che oggi scendono in piazza per chiedere lo stop delle spedizioni dai porti italiani di armi verso Israele e verso qualsiasi altra zona di guerra e per denunciare i piani di militarizzazione degli scali portuali». Dai centri sociali occupati ai porti il passo è breve.

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