Non pago degli insulti già rivolti alla premier - tra cui ricordiamo solo "vergogna della razza umana" e "bestia naturale" - il giornalista Vladimir Solovyov è tornato ad attaccare la Giorgia Meloni, questa volta tirano in causa il suo essere ebreo e vittima, stando alle sue dichiarazioni, di una persecuzione da parte delle autorità di Roma. Al nuovo affondo contro il presidente del Consiglio ha risposto anche il presidente Zelensky con un post su X: "Tutto il mio rispetto a te, Giorgia, e a tutta l'Italia. I miserabili propagandisti russi non riusciranno certo a distogliere l'attenzione di chi ha come bussola la difesa degli interessi nazionali del proprio Paese. Grazie a te e a tutti gli italiani per questa posizione così chiara".
"Signora Meloni, le parlo da ebreo, perseguitato ancora una volta dalle autorità italiane. È già successo più di una volta nella storia italiana. Non sono un propagandista, ma un ebreo e un antifascista, che si rivolge a lei, seguace del fascista Mussolini, che ha combattuto nella guerra contro il popolo sovietico e che, come Hitler, è personalmente responsabile della morte di 27 milioni di cittadini sovietici, del genocidio del popolo sovietico e dell'Olocausto contro gli ebrei", ha scritto su Telegram. "Condividendo le idee di Mussolini, lei si rende complice di tutti i crimini dell'Italia fascista e, logicamente, dovrebbe esserne corresponsabile". E ovviamente, non poteva mancare la stoccata riguardo al conflitto in Ucraina: "In ogni caso, lei dimostra simpatia per questi crimini sostenendo lo Stato nazista ucraino, che compie attacchi terroristici sul territorio russo e non ha mai fatto mistero dei suoi ripetuti complotti per assassinare qualcuno. Quando mi risponderà personalmente, tenga sempre presente questo"
Un vero e proprio pasticcio tra supposte responsabilità storiche, condanne di orientamento politico e giudizi sullo schieramento del nostro Paese. Che inevitabilmente, vista la natura maldestra di queste frasi, lasciano il fianco esposto alle critiche. Perché Solovyov è favorevole all'invasione dei territori di Kiev, quindi seguendo la sua logica anche della durissima repressione militare attuata dall'Unione Sovietica, per esempio, in Ungheria nel 1956 o nel 1968 in Cecoslovacchia. E di conseguenza sarebbe anche corresponsabile dei crimini perpetrati dall'Urss durante tutta la sua esistenza.
Per quanto riguarda il sentirsi perseguitato del giornalista russo, il governo Meloni e tutto il centrodestra si sono schierati, con le dovute riserve e critiche quando necessario, al fianco di Israele nel suo conflitto contro l'asse terroristico a guida iraniana, e hanno potenziato le misure di sicurezza per la comunità ebraica italiana. Altra accusa che, quindi, non regge alla prova della realtà.
E non serve neanche smontare le dichiarazioni riguardo all'essere una "seguace del fascista Mussolini" della premier, accuse che per altro siamo già abituati a sentire dalla sinistra nostrana.
Il solo fatto che Giorgia Meloni sia a capo dell'esecutivo e che il suo partito sia presente da anni nell'arco istituzionale sono elementi che contraddicono e rendono nulle queste affermazioni, checché ne dicano i propagandisti di regimi dittatoriali o le piazze dei contestatori, che a quanto pare suonano molto, molto simili.