Uno degli aspetti più inquietanti della criminalità giovanile, secondo Marco Calì, dirigente dello Sco (il Servizio centrale operativo della Polizia di Stato) è il modo in cui la violenza è diventata strumento di comunicazione e riscatto sociale. Non più solo mezzo per un fine economico, ma fine a se stessa. "Questi ragazzi ragionano alla velocità del web", spiega il dirigente superiore della Polizia di Stato. Nei loro codici, picchiare, umiliare, mostrare la lama serve a conquistare rispetto, posizione, visibilità. È una rivalsa immediata, tangibile, performativa. I social amplificano tutto: il gesto violento viene declinato in un linguaggio attraente perché visibile, condivisibile, che dà l'illusione di conquistare status.
Esempi recenti lo confermano. Il pestaggio feroce del bocconiano a Milano da parte di un gruppo arrivato da Monza: botte selvagge, senza apparente motivo economico, con i ragazzi che poi in commissariato minimizzavano. O il caso dell'allievo e l'insegnante di Trescore Balneario. O ancora l'omicidio di Rozzano, dove un ragazzo è stato accoltellato a morte in pochi secondi per un paio di cuffiette. Ancora più recente l'omicidio di Crema. "Probabilmente l'aggressore non voleva uccidere - dice Calì -, ma il danno è stato irreversibile".
Il problema è duplice: da un lato l'uso crescente dei coltelli tra minorenni, diventato quasi un accessorio per non sentirsi deboli; dall'altro la scarsa consapevolezza del disvalore sociale della condotta e delle conseguenze reali. Molti non misurano che un colpo partito "per dare una lezione" può recidere un organo vitale.
Questa violenza esplode spesso senza ideologia, in gruppi fluidi e imprevedibili. Il collante è il disagio: famiglie assenti, prospettive ridotte, emarginazione. In quel vuoto, la lama o il pugno diventano l'unico modo per sentirsi "qualcuno" e avere una risposta concreta dal mondo.
Calì lo osserva con l'occhio di chi coordina le indagini su tutto il territorio: la repressione è necessaria (sequestri di armi, operazioni mirate, monitoraggio piattaforme), ma non risolutiva. "Serve far capire che non c'è solo la violenza come modalità di riscatto". Altrimenti questi gesti, mediaticamente amplificati, continueranno a segnare una generazione.