In 20mila lo acclamano. E parte il monito sull’Europa: "Abbiamo gli stessi valori"

Il capo dello Stato celebra la Repubblica e mette in guardia su ulteriori strappi: i mercati non scherzano

In 20mila lo acclamano. E parte il monito sull’Europa: "Abbiamo gli stessi valori"

Qualcuno ha portato la nonna, qualcun altro la merenda. Ma tutti hanno portato la macchina fotografica perché uno scatto con il presidente, male che vada con un corazziere, e un picnic nei giardini del Quirinale valgono bene la lunga fila sotto il sole. Sergio Mattarella sorride, stringe mani, si concede ai selfie. Festa di popolo, bande, palloni, marcette coccarde, però c’è sempre un occhio attento al nuovo governo. «I valori della Repubblica sono quelli dell’Europa», avverte il capo dello Stato, e la frase si legge pure al contrario: i valori dell’Europa sono quelli dell’Italia, evitiamo quindi pericolosi strappi che ci possono costare cari. I mercati non scherzano, siamo sempre sotto osservazione speciale.

Ventimila sul Colle. Famiglie, bambini, anziani e cittadini sciamano nel parco dei Papi aperto al pubblico. Sono tutti per il presidente, che dei giorni bui delle polemiche, della solitudine e delle richieste di impeachment si prende una grande rivincita. La gente lo applaude, cerca di toccarlo, lo ringrazia per aver risolto la crisi. «Daje Sergio, mettili in riga», gridano. «Meno male che abbiamo te», cantano. «So’ ragazzi, li devi da controllà», gli dicono. E lui certo che li controlla, sono già due giorni che è lì a mettere paletti e dare suggerimenti, anche non richiesti.

Cominciando, visto che è la festa della Repubblica, dai fondamentali. «Oggi c’è l’immagine di un Paese unito», spiega, ma nelle settimane scorse purtroppo lo spettacolo è stato assai diverso. Adesso però che un governo c’è, bisogna girare pagina e cominciare a lavorare per il bene del Paese. «Celebriamo oggi - insiste il capo dello Stato - il 72 anniversario della nascita della Repubblica. Da quel 2 giugno 1946, in cui si espressero i cittadini italiani, abbiamo vissuto anni intensi verso una profonda coesione del popolo italiano, in un cammino ispirato dalla nostra Carta Costituzionale, architrave delle istituzioni e supremo riferimento per tutti». Questa dunque è il binario che il treno giallo-verde deve seguire per non deragliare subito. La stretta economica sull’accoglienza dei migranti, la voglia di riformare il Jobs Act, le frasi del nuovo ministro della famiglia sulle unioni civili.

Mattarella non vuole entrare, il giorno della Repubblica, nel dettaglio delle prime mosse dell’esecutivo Jamaica, non intende polemizzare, però è piuttosto facile leggere tra le righe del suo messaggio alla forze armate quello che pensa sull’argomento. «I valori di libertà, giustizia, uguaglianza fra gli uomini e rispetto dei diritti di tutti e di ciascuno - sostiene - sono il fondamento della nostra società ed i pilastri su cui poggia la costruzione dell’Europa». E ancora: «Dalla condivisione di essi nasce il contributo che il nostro Paese offre con slancio, convinzione e generosità alla convivenza pacifica tra i popoli ed allo sviluppo della comunità internazionale».

Una linea che piace parecchio al popolo dei giardini. «Hip hip urrà, viva il presidente che ci riempie d’orgoglio», gridano. Quindi, tanti «grazie», «resisti», «vai avanti», «lei è una salvezza», «speriamo in lei», «la Costituzione sempre», «sta facendo un buon servizio al Paese», «prenda in mano l’Italia», «il cuore oltre l’ostacolo». È il classico bagno di folla. E così, mentre le bande militari alternano l’Inno a musica classica e da film, il capo dello Stato ci mette più di un’ora per attraversare i quattrocento metri del giardino e sparire poi nel palazzo, felice.