Una pista che da Napoli porterebbe nella capitale. La banda che ha dato l'assalto alla Credit Agricole all'Arenella avrebbe nel suo organico esperti "cassettari" della mala romana. È una delle ipotesi per avviare la caccia mirata al gruppo di criminali che si è impossessato di lingotti d'oro, gioielli, orologi di lusso, contanti e titoli al portatore custoditi nelle decine di cassette di sicurezza, a loro volta chiusi all'interno del caveau. Una camera blindata aperta, armi alla mano, da un funzionario di banca sotto la minaccia di essere ammazzato. L'impiegato, tra i primi a essere ascoltato dagli inquirenti, non avrebbe fornito elementi utili per risalire ai banditi. Da un lato, secondo gli investigatori, la "banda del buco" è tradizione della malavita napoletana. Gente esperta non solo nel praticare fori e passaggi fra un edificio e un altro per far irruzione in gioiellerie e negozi di lusso, ma dell'immensa rete sotterranea di una Napoli nascosta sotto l'asfalto e che porta fuori città, un rifugio protetto per nascondere latitanti, armi, denaro. Dall'altro scassinare cassette di sicurezza e casseforti è tradizione della criminalità cresciuta nella Roma banditesca, di quella che non sparge sangue e agisce nottetempo. In questo caso il problema è quello di aprire il caveau, un lavoro lungo e difficile da fare di notte. Soprattutto senza far rumore. Ecco che la banda, probabilmente composta da elementi locali e romani, decide di agire nell'orario di apertura, armata all'inverosimile, per farsi aprire la stanza blindata e sfondare, una a una, le cassette per poi fuggire su un percorso ben studiato. Con gli ostaggi chiusi a chiave sanno di avere almeno un'ora per concludere l'azione prima dell'irruzione delle forze speciali. Lasciando, in tutta tranquillità, l'istituto appena svaligiato. Posti di blocco in tutta la città e nella provincia alla ricerca delle auto usate per la fuga mentre i testimoni sfilano davanti ai carabinieri e al procuratore Gratteri per raccontare momenti da dimenticare.
"Parlavano napoletano ed erano molto gentili anche se con fare autoritario", racconta uno degli ostaggi ai cronisti. "Credevo fosse uno scherzo quando ho visto un tizio mascherato. Quando ho realizzato, mi sono sentito dentro un film poliziesco".