In 800mila abitano nelle aree a rischio. Rebus fuga in 72 ore

Piano studiato solo per le eruzioni. De Luca: "Più soldi per le strade"

In 800mila abitano nelle aree a rischio. Rebus fuga in 72 ore
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Gli anziani sono quasi rassegnati, i bambini la mattina hanno paura ad andare a scuola, non vogliono separarsi dalla mamma, anche se per poche ore. Nessuno si sente al sicuro ai Campi Flegrei dove la terra si è sollevata di 7,5 cm dall'inizio dell'anno e sembra sempre preannunciare il peggio. Nei paesini dove più nessuno, da mesi, si mette in pigiama la sera, c'è stata una nuova scossa, ieri mattina, di magnitudo 3.6. E anche Procida ha deciso di chiudere le scuole, come già hanno fatto da due giorni negli altri comuni.

«Ogni volta pensiamo 'Ecco, ci siamo'. Poi si calma tutto - spiega Rosanna, mamma di due bambini. Ma non sappiamo mai cosa aspettarci, sentiamo tremare la terra sotto i piedi anche quando non trema».

Tutti, appeso al frigorifero della cucina o alla porta di casa, hanno il piano di evacuazione. In caso di eruzione (ma non di bradisismo) ogni famiglia (800mila le persone coinvolte) sa cosa fare a seconda del quartiere in cui si trova. Gli abitanti di Pozzuoli si trasferiranno in Lombardia, quelli di Bacoli in Umbria, quelli di Procida in Abruzzo. E ancora Napoli: il quartiere Fuorigrotta verrà ospitato in Lazio, Bagnoli in Basilicata e Calabria, il Vomero tra Piemonte e Valle d'Aosta. E via dicendo. Inoltre la Regione Campania ha siglato un accordo con Federalberghi per ospitare gli sfollati negli hotel della regione.

La parte più difficile sarà uscire di casa e imboccare le vie di fuga: ognuno sa quale strada prendere a seconda del quartiere. Sulla carta il piano funziona, ma non tiene contro della componente emotiva, del panico, della paura scriteriata che rende tutto più caotico e rischia di creare ingorghi ovunque.

Secondo step per chi non usa l'auto propria è raggiungere le «aree di attesa»: 17 per i Campi Flegrei e 3 per il rischio vulcanico del Vesuvio. Si tratta delle aree dove i cittadini della zona rossa devono recarsi se vogliono usufruire dell'evacuazione assistita, invece di quella autonoma, ossia fatta con mezzi propri.

Dopodiché, interverrà la Protezione Civile regionale che porterà i cittadini nelle «aree di incontro», con i bus. Da qui, i cittadini saranno trasferiti nei punti di prima accoglienza delle regioni gemellate. «Ma mai farsi prendere dal panico: serve una convivenza vigile con il rischio» ha precisato il ministro della Protezione Civile, Nello Musumeci. E l'unico modo per restare lucidi di fronte all'emergenza è fare esercitazioni pratiche, abituando la gente alla fuga rapida ma razionale.

Ci sono ancora parecchi nodi da sciogliere. «Mi aspetto che sia sbloccato il piano di Sviluppo e Coesione perché in quell'ambito avevamo destinato un centinaio di milioni di euro per nuove strade - interviene il presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca - Abbiamo sbloccato un bell'intervento che riguarda il tunnel a Pozzuoli, ma al di là di questo dobbiamo realizzare cose nuove anche adeguando gli interventi alle urgenze lavorando soprattutto sull'area intermedia fra Pozzuoli e Bagnoli». Evacuare un'area del genere non è un'operazione che si risolve in un paio di ore.

Il tempo complessivo stimato è di 72 ore (3 giorni), così diviso: le prime 12 ore per permettere alle persone di prepararsi e per predisporre le misure di regolazione del traffico; le successive 48 ore per la partenza contemporanea ma cadenzata della popolazione da tutti i Comuni della zona rossa, Le rimanenti 12 ore vengono lasciate come margine di sicurezza per la gestione di eventuali criticità e per consentire l'allontanamento anche degli operatori del sistema di protezione civile.

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