"Quando gli adulti impazziscono, ci si dimentica dei bambini". Forse è questa la sintesi migliore della storia della famiglia del bosco. A proporla è lo psicologo Matteo Lancini, presidente della fondazione Il Minotauro, docente all'università Milano-Bicocca e all'università Cattolica di Milano.
Lancini, sostiene che i tre bambini non siano al centro di questa storia?
"Non lo sono. La radicalizzazione delle posizioni degli adulti impedisce di comprendere davvero la complessità delle cose. E così non si vede più quello che vive l'altro. Schierarsi su una posizione o sull'altra fa sparire l'interesse dei minori. Ognuno sembra tirare la giacchetta della famiglia del bosco in base alle proprie idee. E va a finire che le battaglie non si fanno più per i bambini ma per altre ragioni".
Cosa sarebbe utile fare ora?
"È difficile intervenire. Anziché aiutare la famiglia si rischia di alimentare la battaglia e basta. Bisogna però capire bene cosa è successo prima che su questo caso si accendessero i riflettori. Alle spalle la famiglia ha un anno di tentate mediazioni. E non va dimenticato che la madre aveva anche chiesto soldi se qualcuno era interessato a fare indagini sui suoi figli".
I due allontanamenti dei bambini sono stati scioccanti: uno con 5 gazzelle dei carabinieri e uno tra urla e pianti mentre la madre veniva portata via. Le modalità non avrebbero potuto essere un po' mento traumatiche?
"Finché i bambini sono stati portati in comunità con la mamma a fianco potevo anche capire. Bisogna sapere cosa è successo poi. Sono d'accordo nel dire che i minori non vadano portati via con la forza e allontanati dalla madre ma il problema non è il trauma, né dire di chi è la responsabilità di tutto questo. Bisogna andare oltre. Anche oltre i decreti. E capire quali sono i reali disagi dei giovani".
Cosa intende?
"Parlo in generale: se un giovane non va a scuola, non basta mandare i vigili e costringere i genitori a farlo tornare tra i banchi. Bisogna capire le sue vere motivazioni. Oppure se un giovane gira con il coltello non basta punire con una multa i genitori ma è necessario andare a fondo del problema. Spesso si attribuiscono le responsabilità ai genitori senza capire".
Stiamo dicendo che non vediamo i bambini, non vediamo i giovani?
"Questa società non presta realmente attenzione ai minori. Un esempio: in questa guerra in Iran sono già morti circa 200 bambini ma sembra essere l'ultimo dei problemi".
Quale soluzione si può prospettare per i tre bambini Trevallion?
"Potrebbero essere affidati al padre, che ha posizioni più morbide e sembra più collaborativo della madre. Ci sono dinamiche simili a quelle che vedo nei genitori che litigano ferocemente tra loro. Il loro conflitto si mangia la maternità, la paternità, tutto.
Io spero che su questa storia cali presto un velo in modo che non ci sia attenzione mediatica, e ci si sieda attorno a un tavolo per trovare una soluzione reale. Il tema è anche capire come siano fallite le trattative, fare un passo indietro e aiutare davvero questi bambini".