"Accordi con l'Ue traditi". L'avvocato della Brexit lascia e inguaia BoJo

Via il capo giurista del governo. E il ministro ammette: "Violiamo il diritto internazionale"

"Accordi con l'Ue traditi". L'avvocato della Brexit lascia e inguaia BoJo

La Brexit torna sulle cronache inglesi mentre abbandona la scena il legale del governo che l'aveva resa possibile. Nel giorno d'inizio dell'ennesima serie d'incontri - questa volta si svolgono a Londra - tra le due squadre di negoziatori, il divorzio dall'Europa che ancora dev'essere, ha rubato la scena a ogni altra notizia. In realtà il chiacchiericcio di fondo si era sentito già nel weekend, quando il Financial Times aveva rivelato che in settimana il governo avrebbe illustrato una legge per il mercato interno britannico che bypassava senza scrupoli i paletti decisi sulla «questione irlandese» nell'accordo che aveva sancito l'uscita dall'Europa. Il quotidiano citava tre fonti le cui affermazioni non hanno ricevuto né conferme né smentite da parte dell'esecutivo. In compenso lunedì, alla vigilia degli incontri di negoziazione, il premier Johnson se n'era uscito con un altro dei suoi famosi ultimatum sui quali troppo spesso ha dovuto poi fare retromarcia. «Se non si conclude entro il 15 ottobre (giorno in cui si riunisce il Consiglio Europeo) le due parti dovrebbero accettare il fatto che il Regno Unito uscirà alla fine dell'anno senza accordarsi». Una dichiarazione bellicosa che intende sbloccare lo stallo in cui si trova la trattativa, come le precedenti dichiarazioni in senso opposto, rilasciate dal negoziatore europeo Michael Barnier.

Averla messa giù così dura, contemporaneamente alla volontà di introdurre una legge che viola il protocollo sul Nord Irlanda presente nell'accordo, ha però fatto precipitare tutta la situazione. E non è detto che Johnson non volesse proprio questo. La mala gestione della pandemia ha ridotto inginocchio il Paese e l'esecutivo è sottoposto a una pressione fortissima su più fronti, mentre il primo ministro vede calare i propri consensi giorno dopo giorno. A questo puntoBoJo non può permettersi che la Brexit peggiori una situazione economica già disastrosa. La nuova legge sul mercato interno tenta quindi di riappropriarsi anche della gestione autonoma del commercio nell'Irlanda del Nord, a fronte di una realtà profondamente cambiata rispetto a un anno fa. Così facendo però, infrange un trattato internazionale. Lo ha ammesso ieri in Parlamento lo stesso ministro per l'Irlanda del Nord, Brandon Lewis. «La nuova legislazione potrebbe modificare, in modo molto specifico e limitato, alcune parti dell'accordo d'uscita negoziato lo scorso anno» ha dichiarato candidamente Lewis, lasciando di stucco l'uditorio politico. Un'ammissione talmente sconcertante da convincere a intervenire persino l'ex primo ministro Theresa May che ha commentato: «Questo atteggiamento rischia di compromettere per sempre la fiducia di Bruxelles nel nostro governo. Se non rispettiamo gli accordi, come possiamo pretendere che l'Europa ci consideri ancora affidabili in futuro?» Del resto le autorità europee non si fidano neppure ora, da quanto emerso da alcuni cablogrammi intercorsi tra Barnier e la Commissione europea e pubblicati dal Guardian. Sempre ieri infine, l'ennesimo colpo di scena, con le dimissioni del capo del dipartimento legale del governo, Sir Jonathan Jones, l'architetto della complicata cornice normativa della Brexit. In aperto contrasto con l'esecutivo all'introduzione della nuova legge, Jones sbatte la porta ed è il sesto importante funzionario amministrativo che abbandona il proprio posto quest'anno.