Un addio in ritardo di diciotto mesi. E ora spuntano i milioni dell'Arabia

Una scelta da fare dopo la mancata qualificazione ai Mondiali, dal ko con la Macedonia che sarà pure la prossima rivale dell'Italia. Ma adesso ci sarebbe un'offerta da 60 milioni in tre anni dai sauditi

Un addio in ritardo di diciotto mesi. E ora spuntano i milioni dell'Arabia
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Non si può certo dire che si tratti di un bel gesto. In un mondo dove le dimissioni sono un atto rivoluzionario, come disse Dino Zoff, un uomo verticale in tutto. Stavolta è diverso. Stavolta l'allenatore della nazionale spedisce due righe tramite posta certificata per informare il presidente federale di una scelta difficile ma infine scontata, come radio Italia mormorava da tempo. La stessa emittente pettegola sostiene che Mancini non abbia accettato la riforma del suo staff di collaboratori, che l'ingresso di Buffon come capo delegazione non gli garbasse per certe storie opache del portiere (dimenticano gli ipocriti di giornata le palate di melma scaricate addosso a Luca Vialli nel periodo delle accuse di doping sollevate da Zeman) e altri dettagli che avrebbero incrinato i rapporti.

Ma prende corpo anche la voce, qualcosa più forte di un sussurro, che Mancini abbia ricevuto una offerta irresistibile dal mondo saudita (triennale da 20 milioni a stagione), club o federazione, con un salario dinanzi al quale sia impossibile indugiare e rinunciare. Di certo andarsene a tre settimane dalle partite di qualificazione all'europeo non è proprio una mossa da capo di una squadra nazionale, anzi da dominus di tutte le rappresentative azzurre, ruolo che Gravina ha creato forse nel tentativo di addomesticare il marchigiano. Il quale si è dimesso con un anno e mezzo di ritardo, perché la sconfitta epocale, contro la Macedonia del Nord, avrebbe dovuto essere quella l'occasione per presentarsi e chiedere scusa, senza pec o affini. Non fu così come non è stato così dopo la sconfitta con la Spagna in Nations League, sbrigata con le solite giustificazioni di un buon repertorio diplomatico, da sempre il distintivo del commissario tecnico, definito malignamente il più grande allenatore di giornalisti.

Mancini porta al petto la medaglia di un titolo europeo conquistato all'insaputa di molti ma ottenuto con merito di campo, al di là di coincidenze fortunate che fanno parte del gioco. Ha il merito di avere inventato alcune convocazioni e scoperto calciatori quasi sconosciuti, Zaniolo su tutti, ma di avere insistito anche su alcuni veterani ormai fuori registro, in tal senso Bonucci. I suoi cinque anni, paradossalmente trovano un epilogo ambiguo, perché non è il caso di trasformare Mancini in martire e vittima del sistema federale e risulterebbe singolare, per non scrivere ipocrita, che Gravina e la sua orchestra, abbiano assunto decisioni tecniche all'insaputa dell'allenatore azzurra o non tenendo conto delle sue opinioni e indicazioni.

L'eventuale e probabile svolta saudita rientra nelle scelte di qualunque professionista e chi spinge per il ritorno di Antonio Conte in azzurro dimentica forse che lo stesso salentino, per ragioni squisitamente mercantili, abbandonò la nazionale, prima che si avviassero le qualificazioni al mondiale in Russia, per trasferirsi al Chelsea di Londra e guadagnare più del doppio del salario federale. Dunque l'aspetto commerciale può avere la prevalenza anche se i tempi e le modalità scelte da Mancini sfiorano l'arroganza e la mancanza di rispetto per un impegno assunto con la solita propaganda della fede azzurra e di un grande gruppo-famiglia. Questo non mi meraviglia, la cronaca del calcio è affollata di episodi analoghi, di certo a livello di istituzione federale Mancini crea un precedente, le sue dimissioni non arrivano dopo una sconfitta, queste sarebbero state doverose, anzi obbligatorie, ma a luci spente, mentre debbono ancora aprirsi i giochi del campionato, bacino utile per le convocazioni azzurre.

È singolare che il commissario tecnico abbandoni in coincidenza del primo impegno di stagione europea contro la Macedonia del Nord, la stessa squadra che ha rappresentato la nuova Corea azzurra ma senza analoghe conseguenze, anzi con la riconferma totale di allenatore e presidente federale.

Lo stesso Gravina, attraverso un comunicato, ha informato che nei prossimi quattro giorni verrà indicato il nome del nuovo allenatore e il luna park dei concorrenti ha tutte le luci accese. Mancini ha spiegato con un post di avere rassegnato le dimissioni per «scelta personale». Un proverbio marchigiano dice i quadri manna l'acqua per l'insù. Con i soldi puoi fare tutto. Salam.

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