Adesso Erdogan minaccia di inondare l'Europa di profughi

Rappresaglia per il voto di Bruxelles contro l'ingresso della Turchia nell'Ue

Adesso Erdogan minaccia di inondare l'Europa di profughi

La Turchia minaccia di riaprire le porte ai migranti verso l'Europa per farci ripiombare nell'incubo della marea umana di un milione di persone sulla rotta balcanica dello scorso anno. Il monito è stato annunciato dallo stesso presidente, Recep Tayyip Erdogan, come «rappresaglia» al voto dell'Europarlamento che chiede il congelamento del processo di adesione di Ankara alla Ue.

La Turchia «aprirà i cancelli al confine con l'Europa ai rifugiati se l'Unione europea si spinge troppo oltre», ha tuonato il nuovo sultano. Due giorni fa l'assemblea di Strasburgo aveva votato a stragrande maggioranza lo stop al processo turco di adesione alla Ue. In realtà si tratta solo di un parere senza alcun potere, ma a Erdogan è saltata la mosca al naso soprattutto per il richiamo alla «spropositata repressione» dopo il fallito golpe di luglio e il mancato rispetto dei diritti umani. Nella risoluzione gli europarlamentari avevano espresso preoccupazione per i richiami dello stesso Erdogan alla pena capitale per i golpisti. Dopo l'affondo sui migranti, il presidente turco ha lanciato un'altra staffilata alla Ue ribadendo che «firmerà la legge sulla pena di morte se sarà approvata dal parlamento».

La preoccupazione maggiore è che salti l'accordo Turchia-Ue sui profughi siriani, che ha quasi azzerato il flusso attraverso la rotta balcanica. «Noi ci stiamo occupando di 3 milioni e mezzo di rifugiati, l'Europa ha peccato di onestà verso l'intera umanità, lasciando che bambini morissero nel Mediterraneo», ha accusato ieri Erdogan. Il presidente turco ha puntato il dito direttamente contro la Ue sostenendo di «non aver mantenuto le promesse» e di essersi accorta dei rifugiati «solo quando in 50 mila erano ammassati al confine». Secondo il neosultano l'Europa è stata «salvata» dalla Turchia «perché a Bruxelles non sapevano cosa fare». Nel discorso di rappresaglia Erdogan ha ripetuto l'avvertimento alle istituzioni europee: «Sanno benissimo che se andranno avanti votando contro di noi, quella stessa frontiera sarà aperta». Per la Commissione europea è sceso in campo lo stesso presidente, Jean-Claude Juncker, che ha scoperchiato il vero problema. «È inaccettabile che la Turchia minacci di rivedere le condizioni della dichiarazione con l'Europa sulla gestione dei rifugiati se l'Ue non darà la liberalizzazione dei visti - ha detto Juncker -. La responsabilità per questo stato di cose ha le sue radici nel rifiuto di Ankara di modificare la sua legislazione antiterroristica».

Le «minacce» incrociate del presidente turco Recep Tayyip Erdogan e del parlamento europeo «non portano a niente» secondo, Ulrike Demmer, portavoce del governo tedesco. Il ministero degli Esteri di Berlino ha ribadito che spetta alla Turchia decidere se «rimanere sulla via dell'avvicinamento all'Europa» o se al contrario scegliere di «andarsene definitivamente».

Il voto dell'Europarlamento, che ha fatto infuriare Ankara, pecca, però, di ipocrisia. Tutti sanno bene che è solo una «raccomandazione». La sospensione del processo di adesione per diventare realtà dovrebbe venir richiesto dalla Commissione o da un terzo degli stati membri per poi venir comunque votato a maggioranza qualificata dal Consiglio europeo dei capi di stato e di governo.

«A Strasburgo è di scena tutta l'ipocrisia di questa Ue», ha dichiarato Raffaele Fitto dei Conservatori e riformisti votando contro la risoluzione sullo stop alla Turchia. In pratica a marzo la Ue aveva garantito 6 miliardi di euro ad Ankara per fermare il flusso dei migranti siriani in Europa. La Turchia, dopo il golpe, ha preso una brutta piega con ondate di arresti ed epurazioni. E Bruxelles che fa? Conferma tutti gli stanziamenti - 750 milioni di euro - nella bozza di bilancio Ue 2017. Adesso gli stessi che hanno concesso la luce verde ai 6 miliardi si accorgono che la Turchia è inaffidabile.

Se volessimo veramente fermare la Turchia bisognava bloccare i finanziamenti, ma così sarebbe automaticamente saltato l'accordo sui migranti. La beffa è che l'accordo rischia di saltare lo stesso per la mancata liberalizzazione dei visti ai cittadini turchi.

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