Mentre Sinner sul tetto del mondo conquista un'altra finale agli internazionali di Roma, il presidente di lunghissimo corso della Fitp, Angelo Binaghi, con un'operazione assolutamente extra tennistica senza precedenti acquista, con 5 milioni di euro di fondi federali, il 6,7 per cento della Stampa, appena passata di mano dalla famiglia Agnelli alla Sae di Alberto Leonardis.
Un'acquisizione che appare chiaramente esterna agli obiettivi istituzionali della federazione, ma che Binaghi difende invece addirittura come "strategica", collegando il poco ortodosso investimento a un supporto "dovuto" al quotidiano della città, Torino, che ospita le Atp Finals. Insomma, sarebbe un asset strategico per il nostro tennis, almeno secondo l'uomo che da 25 anni ne è alla guida, e che nelle scorse ore ha chiarito, a proposito della polemica per il caos calendari e per il derby romano in contemporanea con la finale degli Internazionali d'Italia, che la racchetta prevale sul pallone: "Secondo voi oggi in Italia dobbiamo spostarci noi o il calcio? Lo vada a chiedere all'opinione pubblica, vediamo cosa le rispondono".
Binaghi nel 2000, appena eletto presidente federale, assicurava di "non avere affatto intenzione di restare per decenni alla Fit". Ma ventisei anni dopo è ancora il dominus assoluto di un sistema che nel frattempo s'è allargato ben oltre le linee bianche di un campo da tennis. Nel suo quarto di secolo al comando, oltre a vedere arrivare ai vertici la generazione dei fenomeni guidata da Sinner, Binaghi ha tessuto una rete molto articolata, muovendosi da manager: accordi milionari con sponsor e banche, il battesimo del canale tv federale SuperTennis, la nascita di Sportcast, braccio commerciale e mediatico della federazione.
Un'espansione che ora si è spinta fuori dal suo terreno con questo inedito ingresso nell'editoria generalista con l'ingresso tra i soci del quotidiano che fu degli Agnelli. Cinque milioni per il 6,7 per cento porta a una valutazione complessiva pari a 75 milioni di euro per l'intero pacchetto azionario, cifra considerata da molti operatori decisamente sovrastimata. Tanto più in una fase storica in cui la carta stampata vive una crisi strutturale. Binaghi, forse anche per giustificare la "strategicità" dell'operazione ha voluto anche un accordo strategico con la Sae per lo "sviluppo di sinergie editoriali, digitali e commerciali tra le due realtà", per "promuovere il racconto del tennis e del padel, e contenuti dedicati su testate di carta e pagine web e social". La Fitp diventa insomma socio, ma anche partner commerciale e al tempo stesso protagonista del racconto mediatico del quotidiano torinese nel quale Binaghi ha appena investito tramite la sua controllata.
Una mossa da imprenditore, ma compiuta attraverso una struttura federale inserita nel sistema pubblico dello sport, e finanziata con soldi pubblici. Oltre che con il vantaggio indiscutibile del regime fiscale agevolato del quale godono le federazioni sportive. Una mossa, anche, che assottiglia il confine tra promozione sportiva, influenza mediatica e costruzione del consenso.
Già, perché Binaghi potrebbe guardare anche a un altro orizzonte. Fuori dai confini federali, in Sardegna.
Dove il suo nuovo partner editoriale Leonardis ha consolidato la presenza della Sae con l'acquisizione della Nuova Sardegna, appoggiandosi a soci locali come Fondazione Sardegna, che fa riferimento all'ex parlamentare Ds-Pd Antonello Cabras, figura storica dell'area riformista del centrosinistra isolano. Un'area da tempo insofferente verso la governatrice Todde. Ma questa suggestione, come le possibili ambizioni future del numero uno del tennis nostrano, è un'altra partita.