Gli affari flop di Benigni, salvato dai salotti chic

Studi cinematografici in rosso per 5 milioni. Ma i debiti se li accollano Abete e Della Valle

Gli affari flop di Benigni, salvato dai salotti chic

La vita è bella, la Costituzione italiana anche, gli affari non sempre. Quello tentato in Umbria, per Roberto Benigni e consorte, non è andato bene ma poteva finire peggio: non è facile rivendere le quote di un flop a 1,4 milioni di euro, eppure il premio Oscar ci è riuscito. Il progetto era di creare a Papigno, nel ternano, al posto della fabbrica abbandonata dove il comico aveva girato La Vita è bella, una sorta di Hollywood umbra, gli Umbria Studios. L'investimento di Benigni però si impantana subito, «la sua società di gestione dei teatri di posa umbri accumula perdite per oltre un milione e mezzo di euro e il regista premio Oscar rischia di rimettercene cinque» racconta l'inchiesta di Report andata in onda ieri sera. «A salvarlo arriva da Roma Cinecittà Studios, l'impresa di proprietà di Luigi Abete, Aurelio De Laurentis e Della Valle che nel '97 ha acquisito la gestione dei leggendari teatri di posa romani. Compra le quote dell'azienda di Benigni e si fa carico dei cinque milioni di euro, iscritti a bilancio come debiti verso controllanti».

Eppure gli studi cinematografici di Benigni e Nicoletta Braschi, moglie e socia del comico nella Melampo Cinematografica srl (negli altri casi, una vera macchina da soldi) che detiene il 40% degli Umbria Studios, avevano beneficiato di importanti finanziamenti pubblici: circa 16 milioni di euro tra fondi europei, regionali e comunali. La cifra viene contestata dal legale di Benigni, l'avvocato Michele Gentiloni (cugino del premier), che per conto del comico ha diffidato Report dalla messa in onda dell'inchiesta, diffida a cui ha fatto seguito anche quella di Cinecittà Studios SpA. Benigni, intecettato dai cronisti, si è limitato ad una battuta: «Se ti racconto quanto ci ho rimesso...».

Meno male che a salvare Benigni arriva la cordata di Cinecittà (Abete, Della Valle, De Laurentis). Quando rilevano le quote, la società di Benigni «era messa molto male, tant'è che negli ultimi tre anni aveva accumulato delle perdite per oltre un milione e mezzo di euro. E se le cose fossero continuate così, Benigni rischiava di rimetterci ben 5 milioni di euro, iscritti a bilancio come debito verso controllante. Ma Cinecittà Studios compra le quote della società di Benigni, accollandosi i cinque milioni di euro del premio Oscar». E da allora, i ricavi della società di Benigni dipendono esclusivamente dal canone che la stessa Cinecittà studios versa ogni anno per l'utilizzo degli studi cinematografici, anche se le riprese di film si siano interrotte da tempo. In sintesi, «Cinecittà non ha fatto investimenti, non ha portato produzioni e l'unico atto che ha compiuto è stato quello di farsi carico dei debiti della società della Braschi e di Benigni: un po' strano» riassume Giorgio Mottola di Report.

Nel frattempo, il Comune di Terni ha avviato un contenzioso civile con Cinecittà per riottenere gli studi di Papigno. Mentre il flop della Hollywood di Benigni e signora finirà sul groppone di chi è pronto a mettere sul piatto un bel po' di milioni per acquistare Cinecittà Studios con tutti i suoi debiti. E chi se non lo Stato italiano.

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