Costretti a inginocchiarsi con un fucile mitragliatore puntato addosso. Un fucile imbracciato non da un militare israeliano, ma da un uomo in abiti civili: un colono israeliano. Poi "interrogati" dallo stesso uomo che li ha costretti a parlare al telefono con una quarta persona, senza che quest'ultima si identificasse, prima di riferire ai due italiani, mentendo, che si trovavano all'interno di un'area militare, e che dovevano subito allontanarsi. È quanto accaduto a due Carabinieri del consolato italiano a Gerusalemme, bloccati domenica, in Cisgiordania, vicino a Ramallah, mentre erano in visita di sopralluogo con tanto di passaporti e tesserini diplomatici e di auto con targa diplomatica, per preparare una missione degli ambasciatori della Ue in un villaggio nei pressi della città, sede dell'Autorità palestinese.
Immediata la reazione di Roma. Da Palazzo Chigi è trapelata la forte irritazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, per un fatto ritenuto "inaccettabile". La premier ha concordato con il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, la convocazione dell'ambasciatore israeliano Jonathan Peled, che ha espresso rincrescimento per l'accaduto. Ma non è tutto. "Considerata la gravità dell'episodio, l'ambasciatore italiano a Tel Aviv ha ricevuto istruzioni di presentare nota verbale di protesta al governo di Gerusalemme al massimo livello", inclusi lo stato maggiore delle Idf (Le Forze armate israeliane), la polizia e lo Shin Bet, i servizi segreti interni.
Nonostante l'azione brutale, la Farnesina ha riferito di come i due carabinieri abbiano seguito "le regole di ingaggio" ed "evitato di rispondere con violenza alle minacce iniziali". Il ministero degli Esteri ha aggiunto che "da verifica con il Cogat (l'organismo israeliano che gestisce gli aspetti civili in Cisgiordania e a Gaza) è stato confermato che non esiste nessuna area militare in quel punto".
L'episodio sembra il frutto della tracotanza, che spesso si traduce in violenza pura, di un numero crescente di coloni. Solo nel 2025 si sono registrati oltre 1800 incidenti in Cisgiordania, pari a 5 attacchi al giorno contro i palestinesi (fonte Onu). Non a caso, Stati Uniti e Unione europea hanno rinnovato ed esteso sanzioni mirate contro i coloni violenti.
Il sindacato dei militari Unarma ha parlato di "episodio gravissimo, spiegando che "la tutela del personale dell'Arma deve restare una priorità assoluta" ma che "nessuna intimidazione fermerà il dovere. Nessun Carabiniere resterà solo". Indignazione e solidarietà anche dal mondo politico. La senatrice di Forza Italia, Stefania Craxi, presidente della commissione Affari esteri e difesa a palazzo Madama, ha espresso la sua "più ferma condanna per il gravissimo episodio", definito "una seria violazione delle norme internazionali, del rispetto dovuto al personale diplomatico e militare italiano e della sicurezza delle nostre rappresentanze all'estero". Per Peppe Provenzano, responsabile Esteri del Pd, "non bastano proteste verbali contro il governo di Netanyahu, che da anni ha armato la mano di questi criminali". Per il presidente del Movimento 5S, Giuseppe Conte, il fatto è "inaccettabile" e "deve servire anche a farci capire la gravità di ciò che avviene nei Territori occupati, dove i palestinesi subiscono sistematicamente aggressioni e violenze dai coloni con la piena complicità dell'esercito israeliano".
Non si tratta del primo incidente ai danni di cittadini italiani in Cisgiordania.
Lo scorso 30 novembre, nel villaggio di Ein al-Duyuk, vicino a Gerico, tre attivisti italiani (due donne e un uomo) e un'attivista canadese sono stati aggrediti da un gruppo di coloni israeliani mascherati nella casa dove alloggiavano e sono stati minacciati e picchiati a calci e pugni, oltre che derubati di passaporti, telefoni e oggetti personali.