Alfano ministro a sua insaputa Adesso invoca leggi anti crisi

Nell'ultimo sondaggio sulla popolarità dei ministri del governo, Alfano si piazza ultimo. Solo il 2,5% giudica "buono" l'operato del titolare dell'Interno: sembra troppo occupato ad annaffiare l'orticello del suo partito per far bene il ministro

Alfano ministro a sua insaputa Adesso invoca leggi anti crisi

Nell'ultimo sondaggio di Euromedia Research sulla popolarità dei ministri del governo, Angelino Alfano si piazza ultimo. Solo il 2,5% (di fatto quanto l'elettorato di Ncd) giudica «buono» l'operato del titolare dell'Interno, a fronte di un massiccio 67% che lo ritiene invece «insufficiente». A penalizzare Alfano non è certo la scarsa visibilità (come può essere per altri colleghi di bassa classifica come Galletti, Guidi, Pinotti), piuttosto il contrario, la sovraesposizione politica dovuta alla doppia funzione: ministro (e di un ministero pesante) e leader di partito (poco pesante). Così che il ministro sembra troppo occupato ad annaffiare l'orticello del suo partito per far bene il ministro, e il leader di partito troppo occupato dal ministero per tenere in vita Ncd. È quel che mugugnano certe correnti del partito alfaniano, dove l'aria non è delle migliori. Si racconta di fratture, divergenze foriere di possibili scissioni (e ritorni all'ovile berlusconiano), anche di big che non condividono la linea del leader considerata troppo appiattita - ma i termini usati sono più crudi - a Matteo Renzi. Mentre i fedelissimi di Angelino, come il sottosegretario catanese Giuseppe Castiglione, annunciano ai giornali siciliani la prossima nascita di un «nuovo soggetto politico» che guarda al Pd renziano come suo alleato naturale, «non certo al centrodestra antieuro e xenofobo di Salvini e Meloni», e neppure a Forza Italia. Ruota di scorta del Pd. Finora la tattica ha dato buoni frutti dentro Palazzo Chigi, dove Alfano siede come ministro, e all'inizio pure come vicepremier, già dal 2013 con Letta. Ma fuori dal Palazzo?

Di mezzo ci sarà anche la sfortuna, come sembra dire Alfano quando lo accusano di non aver saputo gestire l'emergenza degli sbarchi (103mila i clandestini arrivati in Italia da gennaio): «Stiamo vivendo un fenomeno epocale, ci sono più focolai di guerre che spingono donne uomini e bambini verso di noi». Tradotto: sarà mica colpa mia se dall'Iraq alla Libia ci sono le guerre? La gestione caotica dei profughi, il sistema colabrodo dei centri di identificazione, i 50mila - stima del Viminale stesso - richiedenti asilo spariti nel nulla, il due di picche rimediato a Bruxelles per ottenere qualche aiuto dai partner Ue, però, sono insuccessi con una paternità molto precisa. Quando non sono i «fenomeni epocali» a mettersi di traverso, Alfano ci mette del suo per sembrare un ministro a sua insaputa. Come quando, nelle interviste agostane, annuncia «leggi speciali e straordinarie contro la crisi economica», che tanto straordinaria non è visto che c'è da almeno cinque anni, di cui gli ultimi due e mezzo passati da Alfano al governo. Quanto allo «choc burocratico» invocato dal ministro-leader, si potrebbe (si poteva) partire dalla burocrazia prevista dal Viminale per la richiesta di asilo politico, che impiega mesi per essere «evasa», mentre nel frattempo chi evade senza lasciare traccia è il clandestino.

La diminuzione dei reati e l'aumento di arresti rispetto al 2014, snocciolati nella tradizionale conferenza stampa di ferragosto, non bastano a trasformare il grigio in un colore brillante. Anche perché c'è chi contesta la veridicità del quadro disegnato da Alfano, come fanno i Cinque stelle. «Davvero “l'Italia è un posto sicuro nel quale vivere”? Peccato che dai dati raccolti dal Censis il fenomeno di furti e rapine in appartamento è in aumento in tutta Italia». Si sussurra che il Viminale non lo guidi veramente Alfano, ma la lobby dei prefetti, fortissima. Ministro a sua insaputa.

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