Alfano: "Nessuno è a rischio zero, ma in Italia siamo tranquilli"

Alfano: "Nessuno è a rischio zero, ma in Italia siamo tranquilli". E sulla mafia: "Me l'hanno giurata, ma non me ne curo"

Alfano: "Nessuno è a rischio zero, ma in Italia siamo tranquilli"

"Per puntare alla sicurezza rinunciamo ad un pezzo della nostra privacy". Parola di Angelino Alfano che chiede agli italiani di cedere un po' di informazioni private "per difendere la nostra libertà".

"Occorrono alcune revisioni del codice Schengen per rendere più blindate le frontiere esterne, non il passaggio tra i singoli paesi europei", ha detto il ministro dell'Interno a L'intervista di SkyTg24, "Venerdì a Bruxelles abbiamo preso alcune decisioni: quando entri in Europa da un Paese esterno ci saranno controlli fatti dalla polizia: saranno visti i precedenti penali, non si guarderà solo il passaporto, ma sarà inviato tutto ad una banca dati centrale che consulterà le varie banche dati dei Paesi. Per chi viaggia, per esempio, da Roma a Berlino si prevedono altri tipi di controlli, più intensificati rispetto a prima. Le banche dati delle compagnia aeree immagazzineranno i dati di ogni passeggeri, persino il sedile occupato. Questo materiale per un anno sarà in chiaro, ovvero consultabile dalle polizie europee e per altri 4 anni, con maggiori difficoltà tecniche, sarà possibile comunque consultare tutti questi dati. È una compressione della privacy giustificata dalla necessità di dare maggiore sicurezza".

Del resto, dice Alfano, stiamo combattendo "la terza guerra mondiale a pezzettini": "Ha ragione il Papa. E se la guerra è mondiale bisogna ripensare le alleanze". Ma il Belpaese non ha nulla di cui preoccuparsi, assicura il titolare del Viminale: "Un legame diretto e netto tra terrorismo e criminalità organizzata non è ancora emerso in termini netti. Abbiamo alcuni elementi e dobbiamo andare su quelli", spiega, "Il nostro Paese può stare tranquillo, il sistema di intelligence e prevenzione funziona. Poi è chiaro che nessun Paese può essere a rischio zero".

Il ministro non si preoccupa nemmeno dell'allarme mafia, che lo avrebbe messo nel mirino: "Abbiamo stabilizzato il carcere duro e fatto alcune leggi importanti riguardo alle aggressioni patrimoniali: prima quando il boss moriva, i figli potevano beneficiare dei suoi beni illecitamente accumulati, e così se faceva sparire soldi.

Abbiamo irrobustito le norme del 41 bis e le abbiamo rese stabili. Abbiamo fatto una serie di cose per cui me l'anno giurata fin da quando ero ministro della Giustizia. Non me ne sono curato allora e non me ne curo adesso".

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