Alfano non difende gli italiani: "Schengen non si tocca, è conquista di libertà"

Il ministro: "Serve un asilo comune europeo". E sull'accoglienza: "Prevedere l'ospitalità diffusa e l'ausilio degli enti locali"

Alfano non difende gli italiani: "Schengen non si tocca, è conquista di libertà"

Angelino Alfano non difende gli italiani. "Il trattato di Schengen non si tocca perché è una conquista di libertà". In un’ampia intervista al Corriere della Sera, il ministro dell'Interno rompe il silenzio (estivo) per parlare di immigrazione e sicurezza. Un dossier che, da quando si è seduto al Viminale, non ha mai gestito con l'intenzione di arginare l'emergenza e tutelare gli italiani. Ha più a cura il futuro del suo partito, il Nuovo centrodestra, che al governo ha sempre meno potere. Per questo, anziché battere i pugni sull'immigrazione, si getta a fare la fronda a Matteo Renzi sulle unioni civili: "La legge non era nel patto di governo, noi di Ncd ci sentiamo liberi di non votarla".

Alfano plaude alla convocazione di un vertice Ue straordinario sull'immigrazione. "Purtroppo - dice - ci sono voluti centinaia di morti non solo nel Mediterraneo, ma anche sulla rotta balcanica e dentro i tir". "Ora si comprende che l’Italia è soltanto luogo di transito, il vero approdo sono i Paesi del Nord. Ma le resistenze non sono state soltanto dei tedeschi, anzi". E rivela: "Durante il vertice di luglio ho visto Francia e Germania fare la loro parte, mentre altri Stati appena entrati nell’Unione hanno creato tanti problemi". La priorità dell’asilo europeo indicata dal premier Renzi "è la strada giusta" anche per Alfano: "Se c’è cittadinanza europea e libera circolazione ci deve essere il diritto di asilo europeo che non si regala a nessuno che non lo meriti. L’obiettivo è quello di impedire ai profughi di scegliersi il Paese dove andare". Quanto all'emergenza nei centri di accoglienza italiani, il ministro propone "un sistema strutturato che preveda l'ospitalità diffusa e l'ausilio degli enti locali". Alfano ha, infatti, firmato recentemente un bando per altri 10mila posti nel sistema Sprar: "Vuol dire che finanzieremo i progetti di accoglienza dei Comuni per il 95% dei costi".

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