La campagna elettorale per il referendum confermativo del 22 e 23 marzo s'infiamma sempre di più: gli schieramenti rispettivamente del Sì e del No si stanno oramai posizionando per cercare di convincere più cittadini possibili per approvare o respingere la riforma costituzionale della giustizia fortemente voluta dal ministro Carlo Nordio, ma spesso i toni possono superare il limite della realtà e della decenza. È il caso del segretario dell'associazione nazionale dei magistrati, Rocco Maruotti, al quale è stato attribuito un post su Facebook (immediatamente cancellato subito dopo) che, se fosse vero e autentico, avrebbe del clamoroso.
Nel provare indignazione per quello che è capitato negli Stati Uniti d'America, dove il 37enne è stato l'ultima vittima dell'Ice a Minneapolis - ucciso da agenti federali - Maruotti aveva pubblicato la choccante fotografia che ha fatto il giro del mondo commentando il fatto con queste parole: "Anche questo omicidio di Stato rimarrà impunito in quella democrazia al cui sistema giudiziario si ispira la riforma Meloni-Nordio". Il senso appare piuttosto chiaro e, di conseguenza, molto grave: Se a inizio primavera vincesse il "Sì" al referendum, anche in Italia ci sarebbe un serio rischio di una deriva americana, con i poliziotti che userebbero frequentemente le maniere forti.
Sul web erano apparse delle ricostruzioni secondo le quali il post sui social scritto dal magistrato ordinario con funzioni di sostituto procuratore poteva essere un "fake" in quanto il font del messaggio non sarebbe corrisposto a quello classico di Meta. Ma poi la conferma del diretto interessato ha scansato ogni tipo di equivoco. A stretto giro il commento di sdegno da parte della Giunta dell'Unione delle Camere Penali Italiane, che ha espresso in una nota "profondo sconcerto per il contenuto e per il metodo comunicativo utilizzato" nel post di Maruotti "nel quale l'immagine dell'uccisione di Alex Pretti avvenuta a Minneapolis ad opera di agenti dell'Ice viene incredibilmente accostata alla riforma costituzionale della magistratura in discussione nel nostro Paese". Secondo i penalisti, il commento del segretario Anm è "inqualificabile e surreale".
Inoltre risulta "indegno e vergognoso evocare simili scenari per insinuare che la riforma della magistratura trovi ispirazione in modelli repressivi e disumani, così alimentando paure e suggestioni del tutto infondate presso l'opinione pubblica. Ancora più grave è che tale operazione comunicativa provenga da un magistrato e, soprattutto, da chi riveste un ruolo di vertice nell'Associazione Nazionale Magistrati". Una comunicazione di questo tenore "non contribuisce in alcun modo a chiarire il contenuto della riforma né ad arricchire il dibattito democratico; al contrario, diffonde vere e proprie falsità e produce come unico effetto l'ulteriore indebolimento della credibilità e dell'autorevolezza della magistratura - si legge nella nota -. Non è accettabile che, mentre si invoca sobrietà istituzionale e si denuncia un clima di delegittimazione, si ricorra a modalità comunicative aggressive, ideologiche e manifestamente mendaci. Così facendo - concludono i penalisti - si arreca un danno grave non solo al confronto pubblico, ma alla stessa immagine della magistratura che, qualunque sia l'esito referendario, ne uscirà sempre più delegittimata e meno credibile agli occhi del cittadino".
Nel primo pomeriggio sono infine arrivare le scuse di Maruotti: "Il post di cui si parla è stato rimosso dopo pochi minuti perché, per come era scritto, si prestava ad essere strumentalizzato. Non ritenevo e non ritengo opportuno paragonare la situazione statunitense, che pure deve porre interrogativi importanti sulla tenuta dello Stato di diritto in tutto il mondo, con quella italiana - afferma -. E pertanto mi scuso con chi vi ha letto un accostamento improprio. La critica era rivolta a ciò che sta accadendo in questi giorni a Minneapolis e mirava a mettere in evidenza il fatto che il sistema accusatorio puro non rappresenta necessariamente un argine ad ingiustizie e gravi violazioni dei diritti umani come quelle che si stanno verificando negli Stati Uniti".
Una retromarcia definita "tardiva e grottesca" da Carlo Nordio: "Dopo il suo comunicato così indegno, le scuse, inaccettabili, rivelano o un intelletto inadeguato alla importanza della carica o la debolezza di un cuore incapace di essere coerente con le proprie pulsioni".