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"Giorgia leader mondiale tiene testa pure a Trump. Voterò Sì sulla Giustizia"

L'ex presidente della Camera Gianfranco Fini: "Su Montecarlo aspetto l'appello, ma dico: sedici anni sono troppi"

"Giorgia leader mondiale tiene testa pure a Trump. Voterò Sì sulla Giustizia"

Gianfranco Fini, dopo 16 anni dall'inchiesta sulla casa di Montecarlo sollevata dal nostro quotidiano, torna a parlare con IlGiornale.

Presidente, si dice spesso che la destra ha bisogno di padri. Lei torna in campo come padre?

"Per carità...! La destra ha bisogno di solidi valori di riferimento, che già ci sono, di credibili programmi di governo, che gli elettori fino ad oggi hanno giudicato esistenti e di una classe dirigente giovane capace di essere credibile. Non è piaggeria dire che fino ad oggi Giorgia Meloni è stata altamente all'altezza del compito, le è riconosciuto a livello internazionale e, a denti stretti, lo ammettono in privato anche molti tra i suoi attuali oppositori. Personalmente, credo di aver avuto, certo non da solo, il merito di aver dato vita con An ad una destra pienamente legittimata per governare in termini valoriali e soprattutto capace di raccogliere larghi consensi popolari in termini elettorali. Il persistente tentativo della sinistra di sostenere che oggi la destra italiana rappresenti un arretramento o addirittura un tradimento dei principi fondamentali della nostra Costituzione è risibile ed è dimostrazione della loro volontà di continuare ad evocare derive autoritarie o addirittura pericoli neofascisti che non esistono. La triste verità è che la sinistra continua a soffrire di un antico complesso di superiorità che la porta a chiamare alla mobilitazione popolare o comiche pastasciutte antifasciste ogni qualvolta perde le elezioni".

Ha letto la risposta di Giorgia Meloni a Donald Trump sull'Afghanistan?

"Meloni non ha fatto bene, ha fatto benissimo a dire a Trump che occorre rispetto nei confronti di tutti coloro che sostennero l'intervento americano in Afghanistan e che nessuno si può permettere di non onorare la memoria dei nostri 53 militari caduti. Se Trump è intellettualmente onesto si scuserà con l'Italia così come ha già fatto con la Gran Bretagna. E considero positivo che Trump, almeno al momento, abbia escluso di mettere gli scarponi sul terreno, cioè di inviare militari Usa in giro per il mondo. È un'amara verità ma la storia recente dimostra che abbattere le dittature è certamente un fatto positivo ma, purtroppo, come dimostrano l'Afghanistan, l'Iraq e la Libia, ciò non significa automaticamente avere garanzie circa la nascita di nuove democrazie. La democrazia non si esporta come se fosse una merce. Si afferma dove ci sono condizioni politiche, culturali e sociali che in molti Paesi del globo non sono mai state storicamente presenti o comunque sufficienti per impedire l'affermazione di dittature".

E quindi?

"L'elezione di Trump ha già cambiato l'ordinamento internazionale, egli ha dimostrato di non credere nel multilateralismo e di non considerare più nemmeno l'alleanza transatlantica un punto fermo e irrinunciabile. Lo dimostra la sua insofferenza, per non dire qualcosa di più, nei confronti dell'Ue e il convincimento persistente, e almeno per me sbagliato, che la soluzione del conflitto russo-ucraina debba concludersi accogliendo in qualche modo Putin che, non va mai dimenticato, ha invaso con i carrarmati un Paese libero e sovrano. Viviamo un momento senza precedenti per l'Europa e per l'intero Occidente. Il nostro governo sa bene che "dichiarare guerra" agli Usa sarebbe catastrofico per l' Europa intera. Anche se non lo dicono né lo possono dire apertamente, è la stessa opinione degli inglesi, dei tedeschi, dei francesi... Ne consegue che l'unica via da percorrere è quella di rendere quanto più coesa possibile l'Ue, e qualcosa al riguardo già si è fatto a proposito di difesa comune, e di dialogare con la Casa bianca senza umiliarsi ma sottolineando le persistenti ragioni di una storica alleanza. Per le due sponde dell'atlantico, la sfida nei confronti della Cina e del pericolo del terrorismo islamista, sostenuto da Stati come l'Iran, è la medesima".

Mancano meno di sessanta giorni al referendum sulla Giustizia. Lei come voterà?

"Al referendum voterò convintamente Sì. Non si tratta della riforma della Giustizia, la separazione delle carriere non risolverà i tanti, troppi problemi, ma è certo che garantirà maggiormente il cittadino. La separazione delle funzioni tra inquirenti e giudicanti, a suo tempo sostenuta da Alleanza nazionale, è già realtà dopo la riforma Cartabia".

Mentre questa riforma?

"La separazione delle carriere proposte dal governo, fortemente voluta a suo tempo da Berlusconi, è oggi importante soprattutto perché dà vita a due Consigli superiori della magistratura, entrambi presieduti dal capo dello Stato, i cui componenti saranno in parte sorteggiati da elenchi approvati dal Parlamento. Ciò taglia alla radice l'ipotesi che il Csm possa procedere nelle sue funzioni con quella logica correntizia emersa clamorosamente dalla vicenda Palamara".

Perchè l'Anm e la sinistra protestano?

"È questa novità che ha portato l'Anm sulle barricate con argomenti inesistenti del tipo "la riforma sottoporrà i pm al volere dell'esecutivo". E va inoltre ricordato che la riforma era auspicata in passato anche da parte della sinistra, in primis da un giurista insigne come Vassalli, ed è per questa ragione che uomini come il presidente emerito della Corte costituzionale Augusto Barbera, a suo tempo iscritto al Pci e poi al Pd, o studiosi autorevoli come Sabino Cassese hanno espresso chiaramente la loro volontà di votare Sì. Che il Pd oggi li consideri "traditori" dimostra che la propaganda per il "No" è volta a contrastare il governo e non a migliorare l'amministrazione della giustizia".

Ricorda l'inchiesta del Giornale sulla casa di Montecarlo?

"La lunga inchiesta del Giornale sulla casa di Montecarlo iniziò nel 2010, dopo la traumatica fine del mio rapporto con Berlusconi. Fu un'inchiesta comprensibile in termini politici che si basò su ipotesi più che su fatti. Ciò è già emerso in tribunale".

Nello specifico?

"In primo grado, sono stato condannato unicamente per concorso morale in riciclaggio, sono stato assolto dalle altre imputazioni e nella sentenza è scritto che non ho tratto alcun vantaggio economico dalla vendita della casa. Confido nell'appello per poter finalmente esprimere la mia piena soddisfazione ma sedici anni di attesa per avere certezza che il tempo è galantuomo sono davvero troppi!!! Mi è difficile parlare di giustizia giusta... Questa intervista al Giornale, la prima dal 2010, credo che dimostri che la mia opinione è condivisa anche dall'attuale direzione del quotidiano. E di ciò sono lieto..."

L'islam politico è una minaccia?

"L'islam è una delle tre grandi religioni monoteiste e non a caso vi sono stati importanti momenti di dialogo interreligioso tra cristiani, ebrei e musulmani. Il pericolo non viene dal Corano, viene dall'interpretazione che di esso danno predicatori e movimenti politico-terroristici che hanno l'obiettivo di affermare il volere di Allah con la spada. Pochi sanno che jihad non vuol dire guerra santa bensì dovere di ogni musulmano di convincere gli infedeli. Convincerli con la parola o con la forza. Il proliferare della jihad della spada deriva dalla profonda avversione nei confronti dei valori dell'Occidente, libertà, dignità delle persone, uguaglianza, e trova le sue espressioni più fanatiche e pericolose nella volontà di distruggere Israele e di islamizzare anche con sanguinosi attentati l'Occidente.

Cosa deve fare l'Occidente?

"È indispensabile verificare che i tanti musulmani già presenti in Europa per ragioni economiche accettino i valori della nostra società e li rispettino.

Se l'Occidente non comprende che se per il timore di offendere la sensibilità degli islamici rinuncia alle proprie tradizioni, (come il presepe nelle scuole) e quasi si vergogna della propria cultura e della propria storia, dà l'impressione ai fanatici della jihad di essere moralmente disarmato e sostanzialmente destinato a essere sopraffatto".

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