Alitalia ammette la furbata: stop ai biglietti da e per Linate

Giallo sulla data di riapertura del city airport milanese. Slitta l'incontro dell'azienda in commissione Trasporti

Alitalia ammette la furbata: stop ai biglietti da e per Linate

Alitalia ha aggiornato ieri i suoi sistemi e per il mese di luglio non vende più biglietti da e per Linate, aeroporto chiuso non si sa fino a quando. Ma, anche se può sembrare strano, i voli da e per Linate sono acquistabili in agosto: non si tratta di un'Alitalia «furbetta» ma di una necessità di pianificazione. A conferma di questo va detto che anche EasyJet, Klm, Iberia, Air France, Lufthansa vendono biglietti da e per Linate datati agosto (qualcuna anche luglio). Motivo? L'incertezza che regna sulla data di riapertura di Linate: se il governo dovesse decidere la riapertura sotto data (cosa non inverosimile) gli aerei partirebbero vuoti.

Ma che cosa succede a un passeggero vittima di questa confusione? Se l'aeroporto, alla data della sua prenotazione, sarà ancora chiuso, egli potrà decidere di partire da Malpensa oppure di accettare un buono da spendere entro un anno: nessun rimborso in contanti. Lo prevede il decreto Cura Italia, ma la norma suscita la protesta del Codacons: «Il voucher è illegittimo, e su questa via si sono indirizzati sia l'Unione europea sia l'Antitrust, che sollecitano la pratica del rimborso», riferisce il presidente del Codacons Marco Donzelli.

Ma la confusione governativa in fatto di trasporto aereo è totale, e ha trovato conferma, ieri, nell'annullamento per la seconda volta di un'audizione alla Camera dei ministri di Trasporti e Sviluppo. I piani per la newco, annunciata per l'1 giugno, sono in alto mare, e si vuole evitare lo scontro in commissione.

Di ieri la notizia che l'aeroporto di Trapani Birgi, a meno di un miracolo, non riaprirà perché privo di voli. Ma non è l'unico: sono almeno una dozzina gli aeroporti che rischiano di non riaprire più. Sono tutti quelli sotto il milione di passeggeri all'anno, e che oggi soffrono di un calo verticale della domanda da parte delle compagnie: un aeroporto esiste se c'è richiesta di voli. All'Enac, l'ente per l'aviazione civile, sono registrati 45 aeroporti, numero peraltro spesso criticato come eccessivo (in Francia sono 34, in Germania 39). Alcuni, è vero, sono inattivi, con zero passeggeri nel 2019: Forlì, Foggia, Aosta, Albenga. Ma ci sono anche scali che servono numeri irrisori: Salerno Pontecagnano ha totalizzato nell'arco dell'intero 2019 quattro passeggeri, uno a trimestre, Grosseto 247, 20 al mese, Taranto Grottaglie 603, 50 al mese, Bolzano 765, due al giorno, per poi salire sopra i mille all'anno con Marina di Campo (1.869), Brescia Montichiari (96.01, che comunque ha una specializzazione sul cargo), Parma 71mila, Cuneo Levaldigi 89.787. Con Pantelleria si sale sopra i 100mila (165.118) e da qui ai 779.082 di Trieste troviamo un ampio elenco: Crotone S. Anna, Perugia, Lampedusa, Comiso, Reggio Calabria, Rimini Miramare, Trapani Birgi (appunto), Ancona Falconara, Pescara. «Tutti a rischio», dice Antonio Marano, rappresentante dei piccoli nel direttivo di Assaeroporti e presidente di Trieste Airport. Da pochi giorni in Italia sono aperti 23 scali, durante il lockdown ne sono rimasti attivi una dozzina. Il paradosso, detto per inciso, è che, sebbene chiusi al pubblico, negli aeroporti sono continuate le presenze in tutto alcune centinaia - dei dipendenti degli enti di Stato: vigili del fuoco, poliziotti, carabinieri, agenti della Guardia di finanza e della dogana lasciati ai loro posti di lavoro anche in assenza del lavoro.

Ma perché tanti scali locali sono a rischio? «Se passa l'idea di rimettere al centro del mercato un'Alitalia protetta, i piccoli aeroporti sono fritti», avverte Marano. La sua preoccupazione è che, per favorire la compagnia pubblica, vengano penalizzate le low cost che hanno costituito il fattore di crescita e sviluppo dell'incoming turistico per tante regioni. «Alitalia ha ormai una quota del 15% del mercato italiano, che scende all'8% sui voli internazionali: il resto è quasi tutto low cost. Con un'Alitalia dominante soffrirebbero i viaggiatori, l'intero sistema aeroportuale e i territori, a causa delle dinamiche concentrate sui grandi scali. I piccoli aprono solo se c'è traffico».

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