Alitalia, legge elettorale e tasse: il confronto per le primarie Pd

Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano si sfidano in tv in vista delle primarie Pd di domenica 30 aprile

Alitalia, legge elettorale e tasse: il confronto per le primarie Pd

Dall'Alitalia alle tasse, dalla legge elettorale all'Europa. Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano si sfidano in tv in vista delle primarie Pd, in programma per domenica prossima.

A farla da padrone in un dibattito poco appassionante è sicuramente l'ex premier, già abituato alla ribalta televisiva e sempre con la battuta pronta. "Mi aspetto di avere il 50% più uno", dice spavaldo Renzi, "L'affluenza è una incognita. Tutto ciò che ha la cifra di un milione davanti va bene...". "Io mi sono candidato per salvare il partito democratico ed evitare che si faccessero solo primarie fra Renzi e Orlando", ammette Emiliano nel confronto su SkyTg24.

Ma il primo vero tema affrontato è quello della legge elettorale, tornata centrale dopo la strigliata di Sergio Mattarella. "Vorrei una legge elettorale con il maggioritario e non con il proporzionale", dice Renzi, "Parlare di legge elettorale e riforma costituzionale con me è evocare una ferita, io volevo un sistema più semplice, con il ballottaggio e con meno parlamentari e meno soldi ai consiglieri regionali. È andata male ma lo avevano detto che dopo c'era la palude". "Eviterei con assoluta sicurezza le larghe intese, hanno fatto male alla destra e a noi, bisognerebbe fare un governo di programma. Non ci starei a fare un governo con Berlusconi", taglia corto invece il governatore della Puglia.

Altro tema caldo: Alitalia e il suo commissariamento dopo il "no" al referendum tra i lavoratori. "Nessuno ha sorvegliato quanto accadeva in Italia, siamo stati presi in contropiede dal disastro Alitalia e ora qualcuno pretende fare far fallire la compagnia con un danno immagine", spiega Emiliano, "Va evitato a ogni costo, se si son trovati i soldi per salvare le banche, si trovino anche per salvare Alitalia". L'ex premier - che pure dice no a un'immissione di soldi pubblici nella compagnia - promette invece una "proposta entro il 15 maggio", mentre per Orlando "non bisogna lasciare soli i lavoratori: no alla liquidazione".

Tra i tre, il più critico nei confronti dell'ex segretario Pd è apparso Emiliano, anche perché - a differenza di Orlando - è risultato più convincente negli attacchi dal momento che non ha fatto parte dell'esecutivo Renzi. Come quando il dibattito è finito sul Jobs Act e sui famigerati 80 euro. "Anch'io pensavo che il Jobs act avrebbe dato risultati più seri", prova a smarcarsi il ministro della Giustizia, "Diciamo la verità la corsa ad assumere la gente perché non c'è più limite al licenziamento non c'è stata. Sull'articolo 18, senza tornare indietro, bisogna ritornare e così sui licenziamenti collettivi".

Un limite, quello di Orlando, che non può che prestare il fianco alle critiche dei suoi sfidanti. A partire da Renzi: "Delle volte Andrea sembra che tu sia stato su Marte", dice, "Hai votato per il pareggio di bilancio in Costituzione, perché fai finta di arrivare come se non ci fossi stato? Tu c'eri a votare il fiscal compact, io no".

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