Allarme di Berlusconi. "La Cina un pericolo per la nostra sicurezza"

Il leader interviene dopo l'affondo di Biden: "Regime comunista con mire espansionistiche"

Allarme di Berlusconi. "La Cina un pericolo per la nostra sicurezza"

La Cina non è più così vicina. L'ultimo G7 ospitato in Cornovaglia ha sancito il tramonto di un'immagine forte e schietta del Paese del Dragone. Sostituendola con una levantina maschera atta a coprire la politica economica decisamente aggressiva messa in campo negli ultimi anni. La spallata finale all'immagine di una Cina quale prodigo partner commerciale arriva dal vertice Nato di Bruxelles dove il «pericolo cinese» è stato ribadito dal segretario generale, il norvegese Jens Stoltenberg, facendo chiaro riferimento alla impressionante frequenza di cyber-attacchi ai sistemi digitali delle multinazionali occidentali.

E il cambio di passo nei rapporti con la Cina non può che vedere in Berlusconi un convinto sostenitore. «Finalmente tutti hanno capito quali rischi corriamo - spiega durante l'incontro del gruppo azzurro al Parlamento europeo - perché la Cina, che è un regime comunista, ha mire espansionistiche che non sono solo economiche, ma anche politiche».

«Il G7, il presidente degli Stati Uniti Joe Biden e il vertice dei 30 Paesi della Nato - conclude il leader azzurro - hanno riconosciuto che, come sostengo da anni, la Cina attenta alla nostra sicurezza. È ora che su questo tema si faccia fronte comune».

E in effetti sono anni che Forza Italia, e segnatamente il suo leader, mandano segnali d'allarme inequivocabili. Oggi istituzioni internazionali come la Nato o il presidente americano Joe Biden si trovano a concordare con quanto Berlusconi ripete da tempo. Già nel 2019, a esempio, ospite della trasmissione Agorà parlava dell'impero cinese come di un «pericolo per il mondo».

Era il periodo, inizio 2019 appunto, in cui sulle prime pagine dei giornali faceva bella mostra di sé il progetto della «nuova via della Seta». Sui cui pericoli, tuttavia, Berlusconi ha sempre puntato il dito. «Ci sono ovviamente molte opportunità grazie allo scambio commerciale che questa nuova via ci consegnerà - commentava - ma i rischi sono maggiori. Basti prendere a esempio la tecnologia digitale e la telefonia mobile. Ci invadono e non è nemmeno chiaro quali effetti potranno avere gli enormi investimenti nel nucleare e nel settore militare. Fermare l'egemonia commerciale cinese, va ripetendo da tempo Berlusconi, serve soprattutto a difendere i nostri valori democratici e liberali.

E anche Bruxelles, allora, suonò un campanello d'allarme documento che dice attenzione ai rapporti con la Cina visto come soggetto che sfrutta in maniera pericolosa i vantaggi di un «capitalismo statale» che permette mire espansioniste inimmaginabili agli altri soggetti internazionali.

La svolta internazionale fa il paio con la svolta italiana con Draghi che, sostituendo Conte, ha definitivamente abbandonato le miopi velleità della nuova Via della Seta. «Anche se cerca di invadere il continente europeo con le proprie merci - commenta il coordinatore nazionale di Forza Italia e parlamentare europeo, Antonio Tajani - la Cina non potrà mai essere padrona del mondo e regista della politica globale. Il governo Conte ha commesso un errore gravissimo a firmare l'accordo per la via della Seta, mi auguro che il governo Draghi faccia marcia indietro e revochi quell'accordo per noi veramente scellerato».